Ogni giorno dovrebbe essere come l’8 marzo, occasione per raccontare ogni ambito dell’universo femminile.

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Da molti anni, questo obiettivo è centrato da un settimanale di successo:
DONNA MODERNA.
Ospite di questo post che profuma di mimosa il Direttore Responsabile della rivista, Annalisa Monfreda.

Annalisa DMDirettore, cosa significa dirigere una rivista importante come Donna Moderna?
A.M: “Significa avere la consapevolezza di essere la “finestra sul mondo” di centinaia di migliaia di donne, come ci scrivono alcune di loro. E vivere questa responsabilità non come un fardello, ma come un’avventura divertente e appassionante. In cui scopro e imparo ogni giorno qualcosa, proprio come i miei lettori.”

Entriamo con la fantasia in redazione del giornale. Come è composta?
A.M:  
“Siamo in 46: quasi tutte donne, solo 3 uomini.”

donnamodernaDonna in carriera, mamma che sa prendersi cura della propria famiglia, senza trascurare se stessa. Lei è il ritratto di colei che “ce l’ha fatta”. In Italia, però, conciliare carriera e famiglia è una sfida continua. Secondo lei perché?A.M: Io ce la faccio a conciliare non NONOSTANTE la carriera, ma proprio GRAZIE alla carriera, che mi permette di avere la disponibilità economica per delegare le incombenze che mi terrebbero lontana dalle figlie anche nel tempo libero (leggi: cura della casa). E soprattutto mi da l’autonomia di organizzare il lavoro mio e della mia squadra in funzione della famiglia, con orari accettabili. Purtroppo questo è molto più difficile per le lavoratrici dipendenti, che non hanno grosse disponibilità economiche, né tantomeno politiche statali o aziendali che le aiutino a conciliare.
Credo che all’origine di tutto ciò ci sia una cultura, quella italiana, che predilige il controllo sul lavoratore piuttosto che la sua autonomia e responsabilizzazione. E che considera la madre di famiglia un pessimo investimento per le aziende, perché metterà sempre al primo posto la famiglia.
Sono convinta che un aumento delle donne nei ruoli di responsabilità porterà pian piano a un cambio di cultura.
Ma penso anche che noi donne dovremmo avere più coraggio e smetterla di programmare i figli nella seconda parte della vita, quella dedicata al riposo: in questo modo non facciamo altro che confermare gli stereotipi che ci riguardano. Dobbiamo tornare a considerare i figli come inquilini normali delle nostre vite, ai quali dedicare le energie migliori, ma senza immolarci a loro. Solo così dimostreremo di essere solide e affidabili, quanto e più degli uomini.”
La “responsabilità” è un sostantivo femminile e dati statistici rivelano che la presenza di una donna al vertice di un’azienda porta creatività e produttività. Dal suo osservatorio, dal suo punto di vista all’Italia, paese della Grande Bellezza, cosa manca per essere a misura di donna?
A.M: “Mancano uomini che si fidino delle donne e del loro modo di manovrare il timone. E mancano donne che si facciano avanti.”
L’universo femminile è “dolcemente complicato”. Ci sono donne che si arrendono come la mamma di Cosenza che uccide il figlio di 11 anni e poi tenta il suicidio per il tradimento del marito. Ci sono quelle che reagiscono come Lucia Annibali, avvocato pesarese sfigurata con l’acido da due sicari assoldati dall’ex compagno. Lucia, simbolo di grande forza, colei che a testa alta mostra il suo volto in Tribunale e tenta di vivere una vita normale.
Ad accomunare queste due donne l’impronta pesante di un uomo. Che ruolo gioca l’amore in tutto questo?
A.M: “Gli uomini sono un motore importantissimo della trasformazione culturale di cui ha bisogno questo paese. Credo che dietro ogni donna di successo, ci sia un uomo che ha già fatto il salto culturale. Che ha metabolizzato l’evoluzione dei ruoli, che ha accettato l’eventualità di guadagnare meno della propria compagna e che ha imparato a splendere di luce riflessa, a stare dietro le quinte senza sentirsi svilito, ma sentendosi partecipe del successo della propria compagna. Credo che sia questo l’amore ai tempi moderni. Ma presuppone donne che non facciano gli uomini, che sappiano assumere ruoli di responsabilità restando profondamente donne.”
Tornando a DM, presente anche online, cosa chiedono maggiormente le lettrici? Attualità, moda, bellezza?
A.M: Devo dire che in Donna Moderna tutti i temi convivono in un equilibrio raro: 30% attualità, 30% moda e bellezza, 30% giornalismo di servizio. Credo che questa formula rispecchi gli interessi delle donne. E forse è proprio per questo che da 25 anni Donna Moderna è il settimanale femminile più letto in Italia.”
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Qualche curiosità che troveremo nel prossimo numero?
A.M: “Sul prossimo numero c’è un’intervista alla fondatrice di Change.org, Jennifer Dulski, che tra le altre cose dice “Un professore all’università ripeteva spesso che mentre le donne si prendono cura degli altri, gli uomini se ne prendono carico. Io penso che un vero leader debba fare entrambe le cose”. Abbiamo anche una bellissima inchiesta sul perché l’epidurale in Italia è un diritto, finché non la chiedi: motivi economici o culturali? E poi, mentre migliaia di ragazzi fanno i test di ingresso alle facoltà a numero chiuso, abbiamo chiesto a 7 guru quali sono le reali competenze che servono oggi per trovare lavoro. Le risposte sono sorprendenti.”
Annalisa Monfreda, cosa farà da grande?
A.M. “Mi piacerebbe dare il mio contributo all’elaborazione di un modello di giornalismo che abbia senso e valore nel futuro, per poi lasciarlo fare ad altri, ai giovani con gli occhi che brillano. E io ritirarmi nella mia amata Africa o nella mia amata Puglia, magari a insegnare. Giornalismo, ovviamente.”

E allora, dopo questa interessante chiacchierata con il direttore, tutte in edicola!

mimosa
Tanti auguri amiche!