Hey, ciao! E’ da un po’ che non ci si legge, vero?

Ebbene si, sono stata ferma con il blog per più di un mese. Non avevo molte cose da dire/scrivere, ovvero ne avrei avute ma forse non ero e non sono ancora pronta a condividerle. Si chiama processo di metabolizzazione dei fatti della vita, che è ancora work in progress con me.  Il lavoro, la quotidianità, le piccole e grandi battute d’arresto con le quali ti ritrovi a fare i conti e non sempre questi portano, alla fine. Allora è bene fermarsi a riflettere, a prendere fiato. Così quando si è  di nuovo pronti si riparte più speditamente. O almeno con maggior consapevolezza di sé.
Detto questo, durante il periodo di standby ho svolto un’attività che è davvero una vera e propria terapia per la mente, l’intelletto e per il cuore: leggere.

La casa editrice Giunti mi ha inviato un altro bellissimo libro da leggere e recensire. Accolgo sempre con molto entusiasmo l’arrivo di nuovi libri. Ancor di più quando conosco l’autrice e so che la lettura sarà uno spasso. E’ successo con il nuovo libro di Chiara Moscardelli : “Volevo solo andare a letto presto”

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Questa nuova fatica letteraria, come direbbero quelli bravi, è la conferma del grande talento di Chiara. Scrittrice romana che vive a Milano e che della sua autoironia intelligente ha fatto il suo cavallo di battaglia.
Chiara Moscardelli è già nota a questo blog, ho avuto il piacere di intervistarla in occasione del suo penultimo lavoro  “Volevo essere una gatta morta”, sempre edito da Giunti. E poi la seguo sui social dove è davvero molto amata.
Chiacchierare – seppur virtualmente con lei – è sempre piacevole.

Sono straconvinta che se ci fosse un premio interamente dedicato alle scrittrici comiche  Chiara Moscardelli non avrebbe rivali. Lei sa scrivere dei difetti al femminile delle sue protagoniste (Agata Trambusti è quella di Volevo solo andare a letto presto) con ironia e intelligenza.
Chiara, hai una predisposizione naturale per questo modus scrivendi?
“Non lo so se è una predisposizione. Certo è che dell’autoironia ne ho fatto il mio cavalo di battaglia.  Ecco perché non ho un uomo. Mi ha salvato tante volte quando ho dovuto affrontare situazioni difficili e credo sia un valore aggiunto importante. L’ironia ti fa prendere le distanze con le cose e ti aiuta a metterle a fuoco. E’ così anche per le mie protagoniste, poverette loro!”

Mi piacerebbe soffermarmi sulla tua attività di scrittrice: come nascono le tue storie, come quella di Agata Trambusti?
“Marc Twain scriveva che la realtà è più strana della finzione ed è incredibilmente vero! Mi sono imbattuta in storie straordinarie, persone altrettanto straordinarie. Ecco da dove nascono le mie protagoniste: dalla realtà.”

Quanto tempo hai impiegato a scrivere Volevo solo andare a letto presto?
“Un anno, più o meno. Io posso scrivere solo la sera e durante i fine settimana perché ho un lavoro che mi porta via tanto tempo.”

Quando hai una deadline, come si svolge la tua giornata tipo?
“La mia giornata è molto complicata.  In generale torno a casa dal lavoro, spesso tardi, accendo il computer e comincio a scrivere tutto quello che mi viene. Ah no, prima ceno. Vado avanti fino a mezzanotte circa e poi crollo. La mattina si ricomincia. Se devo consegnare sfrutto il più possibile i fine settimana, quindi niente uscite serali o cinema con gli amici e le vacanze sono dedicate alla scrittura, come questa estate che dovevo consegnare. Due settimane chiusa a Roma.”

Veniamo al libro: Agata Trambusti, la protagonista del romanzo è a dir poco curiosa e esilarante.  Il suo cognome dice tutto: la sua vita è un vero trambusto. Tra la sua infanzia vissuta con una mamma hippy, i suoi amici che ricordano molto il club del giovedì del libro precedente, il suo incomprensibile psicologo e le sue fobie. Agata è ipocondriaca, si vede grassa e si muove da impacciata. Eppure ha un gran bel lavoro, si occupa di arte e sembra avere anche un certo appeal sugli uomini (leggete il libro e il nome Fabrizio Calcaterra vi illuminerà -ndr ), ma lei non se ne rende conto. In più, e questa è la cosa più assurda, Agata ha paura dei cambiamenti. Il suo è un percorso comico con qualche sfumatura di giallo. Perché è così simpatica ai noi lettori?
“Forse proprio per tutte le cose che hai appena detto. In generale le mie protagoniste non sono consapevoli di sé, sono insicure, hanno paura dell’amore perché hanno paura di soffrire e non si sentono belle, anche se magari lo sono. Ma noi siamo lo specchio di come ci vediamo, purtroppo. Alla fine, però, riescono in qualche modo a trovare la forza di cambiare e di affrontare quello che fa loro più paura. La felicità.”

Il vero cruccio di Agata, e un po’ anche l’ argomento portante del romanzo, è il suo rapporto o non rapporto con il padre?
“Assolutamente sì. Noi siamo il risultato del rapporto o non rapporto con i nostri genitori. Siamo il frutto di quella cosa lì che ci ha determinato il carattere e il modo in cui vediamo il mondo e i rapporti affettivi. Per una bambina, poi, la figura paterna è fondamentale. Se questa manca, manca anche il primo amore.”

Tratto dal libro “Volevo solo andare a letto presto”: “Dicono che la vita sia una serie di istanti, grandi e piccoli, felici e tristi, e che siano proprio questi istanti a darle forma e significato. Non ci avevo mai creduto molto, ma quel giorno dovetti cambiare idea, quel giorno un solo istante fece scartare i binari. Quel giorno decisi di correre un rischio e scoprire che cosa avrebbe comportato.” Come dicevamo, Agata non ama i cambiamenti ma …ad un certo punto…
“Ad un certo punto tutto può succedere, che è il bello della vita. L’importante è essere pronte ad afferrare quell’attimo.  Nella vita nulla è definitivo.  Si può cambiare in qualsiasi momento. Non bisogna avere paura di buttarsi, però.”

Oltre alla commedia e  alle risate che le vicende di Agata ci fanno fare c’è una parola chiave nel romanzo: emozioni. Saranno proprio queste la svolta nella vita della trentacinquenne romana?
“Le emozioni sono il sale della vita ma fanno paura. Spesso preferiamo rimanere rinchiuse nella nostra “comfort zone” piuttosto che affrontarle. Ma è quando usciamo da quella zona che comincia la vita, quella vera.”

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Infine, la copertina: descrivici la scelta. Divertente e inquietante allo stesso tempo! Titolo e foto, un connubio che rivela da subito una grande autoironia. Uno degli insegnamenti che ogni libro di Chiara Moscardelli ci lascia.
“La copertina è il mio orgoglio. Ne volevo una che richiamasse un episodio del libro (in questo caso Agata che nella fuga mentre è inseguita da un uomo misterioso scavalca una finestra) ma allo stesso tempo simboleggiasse qualcosa (Agata che scavalca gli ostacoli della vita e si va a prendere la felicità, al di là della staccionata).

Ci sono riuscita? Spero di sì!!