Andare a lavoro ti pesa?
Avere a che fare con capi e colleghi non ti entusiasma come vorresti?
Oppure lavori in affanno tra scarsa concentrazione e molto disordine organizzativo?
Sia che tu abbia un’impresa in proprio, piccola o grande che sia, o che tu abbia un impiego da dipendente questo libro fa proprio al caso tuo.

Si chiama “Azienda no stress. Come migliorare i rapporti e l’organizzazione nel lavoro”, scritto da Camilla Targher e edito da Giraldi Editore

 

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Una delle cause principali dello stress nel luogo di lavoro (sempre per chi un lavoro ce l’ha) consiste nella difficoltà nel gestire i rapporti interpersonali, unita alla stanchezza e alla tensione che i tanti impegni quotidiani comportano.

E’ importante, quindi,  apprendere alcune competenze organizzative e relazionali che, al giorno d’oggi, sono indispensabili per lavorare bene e vivere meglio.

Camilla, il libro è – a mio avviso – un vero e proprio trattato di Sociologia del Lavoro ma tutt’altro che pesante e noioso, come sono quasi tutti i testi universitari. E si, perché secondo me “Azienda no stress” andrebbe davvero studiato all’Università. Leggero ma non superficiale, in grado di aprire gli occhi e la mente sia a chi un lavoro ce l’ha, a chi gestisce un’ azienda (piccola o grande che sia) ma anche a chi un lavoro lo cerca e vuole trovarlo. Come nasce “Azienda no stress”?

Azienda no stress nasce da quindici anni di esperienza come consulente e formatrice nelle aziende dell’Emilia Romagna, durante i quali ho avuto la possibilità di incontrare tante persone diverse fra loro – per esperienza, ruolo e settore – elemento che considero una ricchezza incredibile, in quanto mi ha permesso di conoscere il “mondo azienda” da moltissimi punti di vista. Questo mi ha portato a capire le reali esigenze di chi gestisce un’impresa, di chi vi lavora già da molti anni, di chi invece si è inserito da poco e di chi è ancora alla ricerca di un lavoro. Il libro mette insieme tutti questi punti di vista, per ampliare la prospettiva e per imparare a lavorare… senza stress!”

Vengono raccontate le vicende del workplace di due aziende “tipo” a confronto: la Super Efficiente, quella con i rapporti lavorativi e l’organizzazione interna esemplari e la Caos Totale, della quale non si fa fatica a capirne le caratteristiche. Ai tempi del web, della tuttologia online, delle informazioni a portata di click, è possibile che esitano ancora aziende in stile Caos Totale? Perché, secondo te?

“Ebbene sì, è possibile… in un modo in cui, teoricamente, dovrebbe essere tutto più semplice, le cose finiscono spesso per complicarsi! Credo che fra le cause possibili ci sia quella, piuttosto frequente, di aziende che sono cresciute velocemente e nelle quali si è passati dall’essere in pochi all’essere in molti di più, senza che però la crescita venisse affiancata da una riorganizzazione in grado di supportarla, il che significa utilizzare ancora modi di gestione aziendale “fai da te” con un’azienda che avrebbe bisogno di altro (un po’ come relazionarsi con un adolescente come se fosse ancora un bimbo piccolo…). Spesso questo non viene fatto perché “non c’è tempo” ed è proprio la difficoltà nel ritagliarsi il tempo per pianificare, per migliorare i processi e per formare le persone che porta a lavorare costantemente sotto pressione, inseguendo le inevitabili urgenze dell’ultimo minuto. Tutto questo, alla lunga, crea errori, ritardi, caos… e anche parecchio stress.”

Nel libro tocchi con cura e competenza ogni aspetto del mondo del lavoro, sia quello prettamente pratico e professionale ma soprattutto quello empatico, personale e caratteriale. Le esperienze di vita di un individuo, i suoi interessi, il suo carattere hanno un peso specifico uguale o maggiore ai titoli di studio?

“I titoli di studio, oltre all’esperienza pratica, hanno sicuramente importanza, ma non sono sufficienti. Viviamo in un mondo interconnesso, non solo per quanto riguarda la sfera privata, ma anche quella lavorativa. Ci relazioniamo quotidianamente con colleghi, responsabili, reparti, clienti, fornitori, ecc. pertanto la componente caratteriale e, in particolare, la capacità di comunicare adeguatamente e di costruire relazioni significative è fondamentale a tutti i livelli (pensiamo al cosiddetto “clima aziendale”), oltre ad essere assolutamente indispensabile per chi coordina altre persone.”

In “Azienda no stress” ci sono anche alcuni esercizi per migliorare il proprio rapporto con il lavoro che si fa. Imparare a lavorare è un lavoro?

“Lo definirei un percorso, fatto di tappe, salite, discese e qualche inevitabile grattacapo, ma anche tante possibili soddisfazioni. L’importante è capire quale sia il percorso giusto per noi, cosa ci metta realmente in difficoltà e come possa essere affrontato, ma anche quali siano le risorse sulle quali possiamo contare e che, con un po’ di allenamento, possiamo rafforzare ulteriormente.”

Verso la fine del libro apri anche delle finestre informative sulla gestione del tempo lavorativo e personale di altri Paesi, più  avanti del nostro sotto certi aspetti. Qual è secondo te quello a cui aspirare?

“Credo che non esista una formula universalmente valida, in quanto dipende da come siamo noi come persone, oltre che dal tipo di lavoro e dalle dimensioni dell’azienda. Di certo imparare a gestire adeguatamente il proprio tempo è fondamentale e in Azienda no stress faccio molti esempi su come farlo. Oltre a questo, lo scenario ideale sarebbe quello di un’azienda in grado di comprendere realmente le esigenze dei propri collaboratori (e viceversa), in modo da trovare il giusto equilibrio fra sfera privata e lavoro. Sicuramente l’esempio che faccio nel libro sulla “pausa svedese” può essere facilmente applicato in qualsiasi azienda a partire da oggi stesso, ma non voglio svelare di più…”

Infine, di fronte alla realtà dei fatti che vede l’inevitabile cambiamento del mondo del lavoro negli ultimi anni, mi piace molto la tua visione: il lavoro è come una storia d’amore, intensa, travagliata e dal finale incerto. Per evitare lo stress, bisogna imparare a saper lavorare?

“Ho paragonato il lavoro a una storia d’amore perché anche un rapporto lavorativo vive una prima fase di “innamoramento”, in cui le aspettative reciproche sono alle stelle, ma con il tempo arriva anche qualche inevitabile delusione… Il modo in cui affrontiamo le difficoltà sul lavoro è simile a ciò che avviene nella coppia: riusciamo a parlare e ad esprimerci in modo costruttivo, o ce le leghiamo tutte al dito e ogni pretesto è buono per litigare? Anche da queste piccole cose si vede la tenuta di un rapporto lavorativo (e anche di una storia d’amore). Di sicuro, per rispondere alla tua domanda, per evitare lo stress bisogna certamente imparare a saper lavorare, ma anche – per quanto strano possa sembrare – ad amare e ad amarsi un po’ di più.”

Per conoscere meglio l’autrice, ecco alcune info che ci introducono nella sua vita. Camilla Targher vive in provincia di Bologna, dove lavora come libera professionista. Da quindici anni aiuta le aziende e le persone a migliorare i rapporti e l’organizzazione in famiglia e nel lavoro, creando percorsi di formazione originali e innovativi per vivere meglio e senza stress.

Camilla Targher