Il libro che vi presento in questo post mi è stato sottoposto dalla Casa Editrice Apogeo.
L’autrice è Gabriella Imperatori, giornalista e scrittrice veneta.
“Ballata per eroi senza nome“. Libro interessante, scritto bene e piacevole alla lettura.

Ballata per eroi senza nome, il nuovo libro di Gabriella Imperatori

Cara Gabriella, innanzitutto vorrei dirle che avevo già avuto modo di leggere qualcosa di suo nella raccolta femminile “Io sono il Nordest” (mio post del 29 Marzo 2016 che potete rileggere qui). Le raccolte di racconti a quanto pare le piacciono e le portano bene. Qual è il valore aggiunto del riunire tante storie in un unico bel libro?
“Certo leggere racconti mi piace molto, se sono belli come quelli di Cechov, di Alice Munro o di Lucia Berlin (che ha scritto un meraviglioso libro, purtroppo uscito postumo ma amato in tutto il mondo). Quanto a scriverne il discorso è un po’diverso. Oltre ad alcune short stories in antologie collettive, a migliaia di articoli e  a varia frantumaglia saggistica, ho scritto con faticosa gioia cinque romanzi. Ma in un momento di superimpegno e  affaticamento,   piuttosto che alla stesura di un romanzo, lunga e impegnativa,  ho  preferito dedicarmi a una silloge di storie più brevi. Si tratta, come ha visto, di racconti  collegati da unità di luogo, un quartiere storico di Padova nel quale vivo tuttora e che amo molto. Perché è diverso da tutti, né “dormitorio” né “aristocratico”, ma con una lunga tradizione e molti personaggi, spesso bizzarri. Che a volte ho conosciuto, altre volte intravisto ma che mi hanno incuriosito, stimolando la mia fantasia, e facendomi immaginare la loro esistenza.”

È davvero evidente, nel leggere il libro storia dopo storia, la sensazione che, insieme, formino una ballata. Un titolo curioso, “Ballata per eroi senza nome
“Non è vero che i personaggi del mio ultimo libro non hanno nome: si chiamano Igor, Loris, Francesca, Betta, Silvia, Rosetta… Sono senza nome solo nel titolo, nel senso che, a differenza degli eroi  epici della Storia ufficiale e del mito, questi sono persone qualsiasi e senza gloria, se non quella, piccola,  che ho voluto dargli io, per non farli morire. Non lo meritano, nel bene e nel male. Come  del resto nessuna persona merita di scomparire senza essere ricordata.”

Da dove nascono le sue storie?
“Prima ancora di diventare un progetto letterario,  direi che  i miei libri nascono da un caso, un’emozione. Può essere un volto, un sorriso, un dialogo captato in tram, una canzone ascoltata per caso… A volte svaniscono, altre volte restano e si trasformano pian piano in un’idea, un personaggio o un plot che mi racconto, aggiungendo o impallinando, fino a quando mi pare che abbia un senso, e allora comincio a scrivere, e poi a riscrivere.  In questo libro, l’emozione  è nata dall’amore che ho provato e provo per il luogo dove ho scelto di vivere: pittoresco, ricco di eventi storici e di leggende, un tempo con un suo particolare dialetto. È il mio “quartiere interiore”, insomma, che forse altri hanno vissuto e vivono diversamente.”

Ballata per eroi senza nome, il nuovo libro di Gabriella Imperatori

Qual è, in questa Ballata, la sua storia preferita?
“Le storie sono come i figli, si amano tutti e tutte. Quelle inventate e quelle suggerite dalla cronaca (soltanto due). Forse le mie preferite sono “La ruota”,  “Onora il padre”, “La clocharde dagli occhi di ghiaccio” e “Chat de Perse”: in particolare la prima, perché più di altre mette insieme amore, dolore, ironia, capacità di risorgere dopo le sconfitte.”

Progetti per il futuro?
“La  Ballata ha solo pochi mesi di vita, devo accompagnarla nel suo cammino, fare presentazioni, rilasciare interviste, leggere recensioni, ascoltare i pareri di lettori e lettrici. Fra i miei progetti per il futuro c’è comunque la ristampa,  aggiornata e ampliata, della prima parte di un romanzo precedente, che secondo alcuni è la cosa migliore che ho scritto. E forse un altro romanzo, o un’altra raccolta di racconti, a cui sto cominciando a pensare. I miei libri nascono lentamente e, come ho già detto, un po’ per caso. Non amo la parola ispirazione, mi sembra retorica.”