“Cronaca di una passione argentina” è il libro scritto dall’imprenditrice veneta Maria Pia Morelli, già ospite di questo blog con il libro corale “Io sono il Nordest“. Me lo ha fatto conoscere un’altra veneta importante, Francesca Visentin. Il libro è edito da Cairo.
Al centro della trama, la rinascita di una donna intorno ai 50 anni attraverso il ballo. Non uno qualsiasi, ma un ballo di quelli con una storia importante, che sposa eleganza e incanto, ma anche passione e quel velo di tristezza che lo rende ancora più affascinante: il tango.
“Il tango è un pensiero triste che si balla” (così disse il musicista Enrique Santos Discépolo), e ballando ci si può innamorare e si può anche rinascere.
In questo libro si parla proprio di questo.
Lo ammetto, ho iniziato a leggerlo nel corso delle mie ferie estive ma non l’ho ancora terminato, non per colpa del libro, anzi, ma a causa dei miei numerosi impegni che mi fanno arrivare stanca la sera e che mi obbligano, ogni tanto, a rimandare letture piacevoli come questa.
Però Maria Pia è una donna in gamba, impegnata e una buona penna e vale la pena conoscerla.
Approfondiamo, quindi questo libro insieme all’autrice.

Cronaca di una passione argentina, edito da Cairo

Come nasce l’idea di questo romanzo?
L’ho iniziato il 16 agosto 2012, giorno del mio compleanno.  L’afa si faceva sentire così mi ero rifugiata in giardino più determinata che mai a scrivere senza però avere un’idea precisa in testa. Brancolavo nel vago, non sapevo da dove cominciare per trovare il bandolo della matassa: poche idee, molta confusione. Mi muoveva un’unica certezza: volevo consolidare la mia credibilità di scrittrice, desideravo crearmi un’identità letteraria e sulla spinta di una tale motivazione sono partita da due argomenti che mi appassionano, la storia e il tango. Così ho immaginato i primi personaggi e ho dato vita alla trama che si è poco a poco ispessita e pagina dopo pagina, capitolo dopo capitolo è nato Cronaca di una passione argentina che altro non è che una sorta di matrioska narrativa. Un caleidoscopio di fragilità umane, di gioia e sofferenza, di regimi sanguinari e diritti umani calpestati, di sogno e crudo realismo, di smania di riscatto e voglia di provarci, di bisogno di amare e di trovare se stessi.

Il tango, una passione e uno stile di vita?
Per me è solo una passione  che ora coltivo prendendo lezioni private con la finalità di progredire nello studio di un ballo tanto affascinante quanto complesso. Comunque il mondo che orbita intorno al rango non è sempre altrettanto coinvolgente: composto da un’umanità variegata si tinge talvolta di lunghe ombre scure che rispecchiano l’animo e il livello di educazione dei frequentatori.
In ogni modo, negli anni, selezionando tra la folla di appassionati, ho costruito alcune belle amicizie che però a causa dei miei impegni non incontro abitualmente. Presa da molte occupazioni, spesso in viaggio,  a fine giornata ho esaurito le energie e così non seguo più i corsi e poco le milonghe. Di solito mi alzo presto e questo non si concilia con le ore piccole fatte la sera prima nelle sale da ballo.

A 50 anni e oltre, la vita può regalare la svolta. Come affrontare il cambiamento?
Per quanto mi riguarda la svolta rappresentata dalla scrittura ha radici profonde. Fin dagli anni del liceo e dell’università scrivere mi era congeniale. Poi però le mie energie sono convogliate in azienda e ho relegato la narrazione in un angolino appartato della mia quotidianità. Ho tagliato il traguardo degli anta con due libri pubblicati da Marsilio, Parole Incrociate e Raggi di luce rosa, ma non si è trattato esattamente di un regalo quanto piuttosto di una realtà che pian piano ha iniziato a prendere corpo fino a consolidarsi e ad assorbirmi quasi completamente. La ricerca di nuove mete mi ha sempre appassionata, ciò nonostante questo dinamismo mi è costato spesso un prezzo alto. Tuttavia, pur coscia del fatto che in certe situazione l’essere in bilico tra un approdo e l’altro mi pesi, malgrado le mie fragilità e le mie paure, resto una persona comunque incline al cambiamento, lo cerco, non lo temo;  lo corteggio perché forse ce l’ho nel dna. Mi faccio coraggio e non mi lascio imprigionare nell’ansia della metamorfosi che invece assecondo. È un modo di rinascere più volte, di ripartire, di non cadere nell’accidia, di rimettersi in gioco che mi fa sentire libera. E per me la libertà equivale all’ossigeno, mi tiene in vita.

Maria Pia Morelli

Una imprenditrice ha sempre le giornate molto piene: come si svolge la sua giornata tipo? Dove e quando trova l’ispirazione per scrivere?
Per fortuna i miei doveri societari non sono più pressanti come lo sono stati  in certi periodi della mia vita, altrimenti non riuscirei a scrivere (cosa che faccio dovunque: in studio, in cucina, al mare, in montagna, in treno, in aereo, in auto se trasportata). Anche perché la mia è principalmente una sfida con me stessa, così, nell’epoca dell’improvvisazione e della superficialità io ce la metto tutta per essere differente. Ho grande senso del rispetto delle regole e da me pretendo molto, sono esigente nei mei riguardi e nell’arco di una giornata mi industrio facendo un sacco di cose. Sono una che non riesce a essere sfaccendata e caratterialmente non mi taglio con chi la vita se la lascia passare sopra la testa.  Non resto tiepidamente mimetizzata nell’attesa che le cose accadano. Spesso facendo di necessità virtù, provoco gli eventi, accendo le micce e questo comporta un notevole dispendio di energie.
Ho peraltro affetti importanti che mi assorbono e dai quali voglio farmi assorbire: al primo posto della lista, mio figlio Massimiliano; Veronica la sua morosa; Agata la sua sorellina; Montecristo il suo cagnolino; Gabriella, la mia amica del cuore; per arrivare ai miei amati genitori passando per una schiera di amici veri e parenti stretti, per fortuna oggi sparsi in giro per l’Italia, mentre fino a qualche tempo fa acquartierati nel mondo. Non ho praticamente mai una giornata tipo e sono sempre camaleontica nello sbrigare pratiche piuttosto che nel tamponare l’ultima delle emergenze.
Con simili premesse mi sono forzata a scrivere anche senza avere una folgorante ispirazione.  Mi lascio contaminare da ciò che osservo, da quello che ascolto, dalle sconfitte subite, da cosa mi capita intorno.  È allora che elaboro il pensiero che mi attraversa  la mente: successivamente lo correggo, lo limo, lo modifico e lo condisco con la speranza di mantenere lo sguardo su un futuro desiderabile per me ma anche per gli altri. Solitamente attingo da sollecitazioni personali, da ricordi di viaggi, dalle esperienze vissute, mie e di chi mi sta accanto. Non resto indifferente alla vita, amo imparare cose nuove, adoro immergermi nella natura e nel mio piccolo cerco di preservarla. Pur essendo nata in campagna mi faccio affascinare dalle grandi metropoli ognuna per le proprie peculiarità: Roma, Milano, Londra, Parigi, Dubai, New York, Nuova Delhi, Calcutta, Asmara, Il Cairo, Rio, Buenos Aires… Ho le mie contraddizioni e costituisco uno strano miscuglio fra donna della terra e donna d’impresa. Guardo il mondo con curiosità, mi piacciano immensamente i bambini che con la loro buffa spontaneità hanno tanto da insegnarci.
Detesto la prepotenza dei forti verso i deboli, la violenza in generale, la corruzione delle coscienze e la mancanza di spirito ideale.  Sono sempre stata orgogliosa di essere italiana, amo la mia patria, la nostra povera Italia tanto bistrattata e adoro tuffarmi nella storia passata per attingere linfa vitale per costruire un domani auspicabilmente migliore.  Sono questi gli ingredienti principali della mia creatività.

A chi si rivolge il libro?
A un pubblico eterogeneo. Così ho inventato una saga che narra le alterne vicende di due famiglie, una italiana e l’altra argentina a partire dall’inizio del XX secolo fino ad arrivare ai nostri giorni. L’intenzione era quella di coinvolgere uno spettro ampio di lettori perché il romanzo non fosse etichettato come scrittura di genere. Ho contestualizzato  storicamente eventi e vicissitudini, ho raccontato fatti reali intrecciati a situazioni immaginarie nella speranza di tenere il lettore legato ai miei protagonisti fino alla fine. Cosa che mi auguro accada.