Eccomi qua.
Non scrivevo nel mio blog da circa un mese.
Non che non volessi mettere nero su bianco tutte le mie sensazioni, impressioni e paure. Ma non sapevo da dove iniziare. Ora il rubinetto si è aperto e vediamo dove mi portano le parole.
In questi giorni è cambiato tutto. Non è più la stessa nemmeno la mia postazione su cui di norma sto al pc.
Adesso abbiamo una scrivania di fronte a una finestra, per organizzare lo smart working in casa.

My work place

 

Pensate, ho riscoperto anche la straordinaria bellezza delle finestre, nonostante io ami questo prodotto per deformazione professionale e per vizio di famiglia. La sera, senza pianificarlo, mi ritrovo spesso a guardare il mondo fuori dalla finestra. Non ricordo se lo facessi anche prima. Forse. Ma adesso ci faccio caso. E non sono sola, anche nelle case di fronte alla mia, la sera, vedo persone appoggiate al davanzale delle loro finestre mentre guardano fuori.
Guardiamo senza osservare. Se poi in sottofondo ci metti anche un po’ di musica a sottolineare l’attimo, la vista diventa offuscata.

In questo momento, mentre sto scrivendo nel mio angolo, dalla mia finestra vedo passare i mezzi militari che stanno andando ad organizzare in tempi record un ospedale da campo nella mia città.
Quello che pensavamo fosse impossibile che accadesse, non solo è accaduto ma ci sta cambiando la vita.

Siamo fermi. Siamo in sospeso tra la certezza di qualche settimana fa e l’incognita del domani. Ci siamo ritrovati in un attimo in una specie di terra di mezzo. Del prima sappiamo tutto, ci muovevamo bene nel nostro caos e nelle nostre difficoltà. Il futuro? Be’, è tutto da costruire, da sperimentare, nelle vita personale e in quella lavorativa. Per alcuni, poi, il futuro non esiste. E questa è una delle conseguenze di questo stallo. Non siamo pratici della sospensione del tempo. Personalmente, non ho dimestichezza con il navigare a vista, adesso. Una rotta, seppur precaria, vorrei averla. Invece no. E ti ritrovi ogni giorno a fare sempre le stesse cose in una quotidianità diversa. Scopri paure che non ricordavi, talenti dimenticati, nostalgia, emozioni nuove, strane.  A volte ti confortano, altre ti annientano. Mi arrangio con una agenda giornaliera scandita da mia figlia, da pensieri legati al lavoro e dall’organizzazione lenta e faticosa delle interviste giornalistiche.

Trovo complicità nei libri, lo faccio da sempre ma adesso leggere è indispensabile. Una legittima difesa per non disorientarmi, almeno come effetto placebo. Proprio in un libro ho trovato questa frase che mi fa eco in testa: “Avete deciso di abbandonare tutto per niente. Invece questo niente è diventato tutto“. Peccato che non abbiamo deciso noi. O forse si, molto prima e senza nemmeno rendercene conto. “Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.
Come tuonano ancora forte le parole di Papa Francesco pronunciate nella sua epocale Benedizione Urbi et Orbi. Un valzer di pensieri e parole mi danza in testa. Non so quando si fermerà. Va al contrario del mondo che vedo fuori dalla mia finestra.

Nel mio blog amo raccontare storie imprenditoriali e di vita di donne che fanno della loro quotidianità un capolavoro. In questi giorni mi sono chiesta se fosse il caso di affrontare questo tema, perché per molti, nonostante tutta la buona volontà che uno ci può mettere, l’argomento lavoro è un tasto dolente. La salute, messa a repentaglio dal mostro virale che ci tiene in ostaggio, e l’aspetto lavorativo sono alla base della nostra incertezza per il futuro. Con poco entusiasmo, lo ammetto, ho comunque continuato a realizzare interviste a donne che davvero fanno del loro meglio per essere protagoniste della propria vita. Con lo stesso tiepido entusiasmo, il risultato delle mie ricerche mi ha insegnato che bisogna crederci, pensare avanti. Bisogna avere fiducia in quello che siamo e anche in quello che non siamo. Soprattutto in quello che non siamo ancora ma forse, può darsi, saremo.

E così, con molta lentezza, dalla mia finestra sul web vi presenterò nuove protagoniste, che siano la nostra luce, il nostro faro per ritrovare la rotta perduta e, magari, perché no, per arrivare in porto.