Sono in camera, a letto ma non dormo ancora. La serranda è ancora su. Fuori piove. Fa freddissimo. Dicono che forse questa notte nevicherà.
Fuori ci sono le luci soffuse della notte. In sottofondo una musica rilassante e rassicurante.

Sono al pc. Ci sono giornate lavorative e di vita -come questa che volge al desio – in cui non vedo l’ora di regalarmi un po’ (pochino) di tempo per me e per il mio blog.

Ecco, ci sono. Dopo sere in cui ho provato a mettere mano a recensioni e libri, svenendo dal sonno con il libro sulla faccia e la penna caduta a terra, questa sera è la volta buona.

Vorrei parlarvi non di uno ma di due libri.
La casa editrice è la Giraldi Editore. In questi anni di blog ho imparato a conoscere e ad apprezzare questa casa editrice bolognese. Sa scovare talenti, propone libri interessanti, storie nelle quali in molti ci possiamo rispecchiare; sa anche assumersi responsabilità nell’ ospitare autori e autrici che – coraggiosamente – decidono di affrontare argomenti ostici, non convenzionali, politicamente scorretti. Ci sono storie particolari, fantasiose che possono piacere o non piacere. Ma secondo me la Giraldi fa bene a pubblicarle e gli scrittori a raccontarle.

Due libri, particolari e insoliti. E meno male.

Il primo di cui voglio parlavi è strano e originale già dall’impaginazione: “I confini del tempo” della bolognese Piera Musolesi.
Il libro racconta due storie parallele. Ed è qui che l’originalità dell’impaginazione sposa lo sviluppo della trama. Si, perché le storie è vero che sono due e parallele, ma alla fine diventano una cosa sola. I due protagonisti, le due anime sensibili descritte dall’autrice, diventeranno loro stessi una storia sola in un unico contesto. Dalla nascita all’età adulta, un ragazzo e una ragazza percorrono ciascuno la propria strada. Si sfiorano senza vedersi. Sia Bruna che Aleardo sono alla ricerca di qualcosa o di qualcuno. La loro risposta può essere nel passato.
Ma alla fine “…una sagoma scura porgeva la sciarpa, le dita si sfiorano appena e … Un tocco leggero mi guida e lo vedo! Non mi servono gli occhi per questo, lo vedo come solo l’anima vede… L riconosco, è ciò che da sempre ho cercato, la seguo, in fondo ad un sentiero di vento, mi guida attraverso il fruire di mille vite, nell’eterna illusione che è il tempo, in quel tutto che è Luce. Onda. Pensiero. Amore. Dio.”

Ah, non vi ho ancora detto dove sta l’originalità dell’impaginazione? Non lo farò, perché vi priverei del gusto e della poesia della lettura de “I Confini del tempo”.

Due libri da non perdere

Restiamo a Bologna che, a quanto pare, non ha solo orchestrali ma anche tante scrittrici.
Il secondo libro di cui vi vorrei parlare ha come titolo “Nonostante, libera” di Bruna Orlandi, esperta di Comunicazione anch’essa per – l’appunto – bolognese, anche se di adozione.

Il sottotitolo del libro dice “Il racconto come atto terapeutico”. In copertina, una ragazza su un’auto in movimento lungo una strada mentre si sporgeva dal finestrino guardando il percorso davanti a se.
Io ho subito pensato ad una storia al femminile di tribolazione, di frustrazione. Ho immaginato una donna, vittima di violenza o di una vita segregata che finalmente libera, nonostante il passato, si racconta per guarire, perché scrivere cura l’anima.
Non potevo più in errore di così. La storia che Bruna Orlandi ci racconta è di tutt’altro genere, ben lontana dalla mia fantasia, benché sempre di sofferenza e di frustrazione si tratti.
Un libro vero, scritto con un linguaggio diretto, anche forte se vogliamo dirla tutta in alcuni tratti, ma proprio per questo realmente liberatorio. L’autrice ce lo rivela da subito:”è una storia che non si dice ed  è per questo che la dico”. E sono convinta che molte donne si troveranno affini a questa testimonianza di disagio e sofferenza.
Di che parla? E’ una domenica mattina, è in macchina con il suo compagno. All’improvviso avverte un dolore agli organi genitali, un dolore che non si può dire, ma che lei ha urgenza di raccontare anche al calzolaio sotto casa.
Inizia un vero calvario fatto di frustranti visite mediche e singolari incontri: la paladina delle vesciche, il guru dell’antroposofia e una bizzarra esperta di medicina cinese, sino al giorno in cui un dottore finalmente la ascolta e le dà una diagnosi. Vulvodinia.

Sono andata a cercarne il significato prima ancora di leggere quanto Bruna avesse da dire.
Trattasi di una condizione patologica che può interessare la vulva caratterizzata da dolore, bruciore e fastidio che interferiscono con la qualità della vita.

E nel libro l’autrice è molto precisa nello spiegare sia il tipo di problema e sia dove è localizzato. Un disturbo sicuramente alienante e invalidante fisicamente, sessualmente e psicologicamente. Ma l’autrice ci svela anche come è riuscita a ricominciare davvero a vivere, senza rimandare nulla.

Questo è un romanzo autobiografico e lo si percepisce leggendolo, una sorta di diario condiviso ma allo stesso tempo privato, in cui si assapora più vita che sofferenza, esplora il mondo delle donne, la relazione con il compagno, il sesso, i tabù sociali, le asimmetrie del rapporto medico paziente, raccontati con graffiante ironia pur preservando i toni intimi, onesti e confidenziali che appartengono all’autrice stessa.

“Nonostante, libera” è un libro scritto da una donna che ha imparato – a sue spese –  a conoscersi e a conoscere il lato più intimo delle donne.

Due libri da non perdere

E voi cosa aspettate? Correte in libreria!