In questo tempo sospeso, raccontare storie positive è un balsamo per l’anima.  Quando poi l’esempio buono ha come protagonista una donna, è sempre una piacevole coincidenza.
Questa donna mi ha conquistata sin da subito, per la sua forza di volontà, per la sua grinta e per la sua intraprendenza. Le sue scelte di vita e le sue avventure che animano il blog, “Duecuorieunacerata“, trasudano di intelligenza. Lei è Elisa Fustini, bolognese di nascita ma riminese di adozione. Nella vita è un Medico. Per descrivere il suo lavoro uso il verbo essere e non fare, perché nell’intervista che mi ha gentilmente rilasciato capirete quanto sia appropriato.

Elisa Fustini

Quando ci sentiamo Elisa ed io, lei ha appena finito il turno di notte.  A causa della straordinaria emergenza sanitaria da Coronavirus, dopo mesi di assenza, la Dottoressa Fustini è rientrata all’Ospedale di Pesaro, il suo Ospedale, presidio Marche Nord interamente dedicato ai pazienti Covid, per portare il proprio sapere, per offrire la propria professionalità nella lotta contro questo maledetto virus. La stanchezza c’è, è ovvio, ma nel raccontarsi e nel rispondere alle mie domande c’è tanta vitalità, passione e gentilezza.

Quella di Elisa è una storia davvero avvincente. Medico impegnato, responsabile del reparto di Medicina d’Urgenza dell’Ospedale di Pesaro.  Mesi fa, casualmente, si avvicina al meraviglioso mondo della vela. Elisa vorrebbe ritagliarsi del tempo per se stessa, per staccare un po’ dalla routine e ritrovare quel pizzico di libertà che solo la barca a vela sa regalare.
Chi conosce il mare, vede meglio le cose. Secondo il navigatore e scrittore francese Moitissier la vela è una religione, ha i suoi riti. Se fa bello, fa bello. Se c’è vento, c’è vento. E se non c’è vento, si aspetta, si sorveglia. Hai fame, mangi. Hai sete, bevi. Ti prende sonno, dormi. È una scuola di pazienza.
Andare in barca a vela ti insegna a capire l’essenziale e, nonostante gli spazi ristretti, ti fa conoscere il significato di libertà.

La  foto di Elisa su WhatsApp la ritrae proprio a bordo di una di queste imbarcazioni. Grazie a quel corso nautico iniziato un po’ per caso, Elisa conosce Renè (Renato Tartarini) e se ne innamora.

“Ho sempre fatto il medico a pieno regime” – mi rivela.  “L’ho sempre fatto perché mi piaceva farlo. La barca a vela è stata una scoperta recente, che non va oltre a un paio di anni fa. La vita poi fa il resto. Mi sono innamorata di Renè, il mio compagno, un appassionato di vela, che oggi vive di quello. La passione per questo stile di vita è nata un po’ così, forse perché ho conosciuto lui, forse da esigenze personali per avere un po’ più di tempo per me. Alla fine dello scorso anno (2019), ho interrotto il mio lavoro, per riprogrammarlo successivamente. Siamo saliti a bordo e abbiamo preso il largo.”

Elisa ha messo a riposo il camice bianco e indossato la cerata per amore. Ma quando uno è medico per vocazione, lo è sempre, con o senza camice. Non si smette mai di essere un medico.

Uno pensa che per svolgere questo tipo di professione si debba solo stare in ospedale. Elisa, invece, durante i suoi viaggi, è stata capace di inserire la medicina anche in ambienti apparentemente lontani, come nell’ambito della Formula 1.
“Ho sempre lavorato nel settore pubblico, ero responsabile del reparto di medicina d’urgenza all’Ospedale di Pesaro dove paradossalmente oggi sono rientrata, ma un po’ alla volta mi sono accorta che il medico è davvero una figura poliedrica. Un lavoro stupendo che può essere svolto in tantissimi modi e in tutto il mondo. Entrare nelle unità di soccorso della Formula 1 è stata un’ opportunità arrivata per caso in Australia, ed è stata la ripresa del mio lavoro dopo aver veleggiato tra Atlantico e Caraibi.”

Elisa Fustini e Renato Tartarini

Cosa l’ha spinta a tornare a Pesaro in questo momento?
“Be’, non potevo fare altrimenti. Non ci dormivo la notte. Anche quando ero in Australia vedevo, sentivo, leggevo di quello che stava accadendo, ascoltavo i racconti dei miei colleghi e percepivo la pesantezza della situazione. Non potevo far finta di nulla. Sono tornata immediatamente, tra l’altro, in un reparto che conoscevo molto bene, dal personale a tutto ciò che riguarda la burocrazia. Lo dirigevo, pertanto anche i miei colleghi non hanno speso tempo a farmi inserire o ad affiancarmi. Sono rientrata subito operativa appena ho rimesso piedi lì dentro.”

Quando è arrivata in reparto, forte solo dei racconti dei suoi colleghi, che impatto ha avuto?
“Devo dire che il giorno prima di rientrare ero un po’ preoccupata. Quando non vede realmente cosa accade, uno si fa un’opinione personale basata su un racconto. Una volta dentro, l’impatto è stato molto forte. Ho trovato un ospedale completamente cambiato; anche il mio reparto è stato riorganizzato, non era più nella sua vecchia sede per garantire una struttura esclusivamente Covid. Sembrava davvero di essere su un campo di battaglia, tutto molto carico di emozioni di ogni tipo. Tanti pazienti, tanta fatica a lavorare. C’è stato un notevole aumento di personale in ogni reparto perché il carico assistenziale è elevatissimo. Una situazione molto difficile, devo ammetterlo. Però ho ritrovato il mio lavoro di sempre, con una logistica completamente stravolta. Devo dire che all’inizio ero spaventata, ma quando sono entrata e ho iniziato a lavorare, tutto è passato. Non pensi più a niente, lavori e basta. Sono tante ore di immersione totale dove non c’è modo di staccare un attimo e distrarsi.”

Elisa Fustini presso il presidio Marche Nord Covid

Ci sono delle immagini che non dimenticherà, delle situazioni anche drammatiche conseguenti al Covid che hanno toccato le corde personali di Elisa come donna, piuttosto che come medico?
“La cosa che mi ha colpito di più perché forse per noi medici è la vera novità, è stata la nuova modalità di contatto con i famigliari. La solitudine dei pazienti con le famiglie lontane, questa è la cosa più difficile a cui noi non eravamo abituati. Dal punto di vista medico e umano, i famigliari dei nostri pazienti li abbiamo avuti sempre complici, presenti, a parlare con noi, a stare accanto ai loto cari degenti. Invece, questa distanza crea una grande angoscia nelle famiglie che rimangono fuori dal tutto, che sono a casa in attesa di una nostra telefonata, con aspettative, con terrore. Con tutto quel turbinio di emozioni quando si ha un malato in ospedale. Bisogna rapportarsi con loro assumendo atteggiamenti nuovi, con grande garbo ma mantenendo sempre chiarezza. Questo è l’aspetto più toccante. Sono le persone a casa i veri eroi di tutta questa faccenda: affidano la loro ansia e la vita dei loro cari nelle nostre mani. Ci chiedono a distanza di fare tutto quello che è nelle nostre possibilità per salvare un genitore, un fratello, un figlio, pur sapendo che sarà una lotta durissima. Hanno notizie, ma non vedono realmente cosa accade.”

Elisa, lei ha paura?
“No. è il mio lavoro. Questa vicenda ha acceso i riflettori sul nostro mondo, sulle professioni sanitarie, ma questo non è nulla di trascendentale: è il nostro lavoro. La maestosità del momento emergenziale attuale riguarda i numeri, i casi e la potenza della malattia, ma per noi medici dare tutto quello che è nelle nostre conoscenze fa parte della normalità. Abbiamo sempre avuto a che fare con emergenze, con la morte, con situazioni angoscianti anche molto impattanti. Per me è lavoro. Comporta molta fatica, certo, ed è emotivamente provante. Abbiamo a che fare con una malattia grave che ci mette davanti alla morte molto più spesso di prima. Ma non ho paura. Ripeto, è il mio lavoro.”

La scienza sta facendo davvero l’impossibile per cercare di capire e combattere questo maledetto Covid 19. Una volta finita l’emergenza, per lei e per i suoi colleghi la vita cambierà? Lei, Elisa, tornerà alla vita di prima, tonerà a bordo o qualcosa in lei è già cambiato?
“Sicuramente, per tutto il sistema sanitario questo sarà un ricordo indelebile e, come accade per ogni disgrazia, credo che l’intelligenza ci faccia approfittare di una slancio di miglioramento. Questo vale per tutto e per tutti, per il mondo del lavoro ma anche per le nostre vite personali.
Per quanto mi riguarda, questo non cambia i miei progetti: starò in ospedale fino a quando ci sarà bisogno. Nel momento in cui avremo contezza che l’emergenza sarà rientrata, riprenderò in mano i miei progetti personali, di lavoro e di viaggio che ho lasciato in stand-by.”

Elisa Fustini a bordo di una barca a vela