Che Liberilibri fosse una casa editrice di grande qualità, ne ero a conoscenza.
Ma devo dire che aver incontrato da vicino questa realtà editoriale marchigiana (qui) e aver maneggiato con cura i suoi libri, è stato davvero bello e gratificante.

Il loro catalogo è davvero ricco di proposte, meritevole, come i libri che presenta, di essere inserito nella nostra libreria di casa perché è realizzato con la stessa cura grafica ed estetica con cui la casa editrice di Macerata propone i suoi scritti.

Ma in questo post mi soffermo in particolare su un libro che – sin da subito – mi ha conquistata: femm. di Paola Rivolta.

I colori a tinta unita delle copertine sono un marchio di fabbrica ormai imprescindibile per Liberilibri. Per femm. hanno scelto il rosso bordeax.

18 racconti brevi e intesi con al centro storie di donne, figlie, amanti, madri. Le più diverse sfumature dell’animo femminile sono raccontate in questo prezioso volume.

Uso un aggettivo banale ma alquanto vero: Bello.
femm. è un libro bello. Paola Rivolta scrive davvero molto bene.
Trovo che la soluzione dei racconti brevi sia molto efficace e comoda, almeno per il lettore. Non certo per uno scrittore. “Il romanzo vince sempre ai punti, mentre un racconto deve vincere per knock out”.  Credo però che in una società come la nostra, italiana e marchigiana in cui si legge troppo poco, avere la possibilità di scegliere il racconto breve da’ un senso di libertà.

In una sola raccolta possiamo entrare in contatto con più realtà diverse, arricchenti. Inoltre, a meno che uno non sia davvero molto bravo come autore, avere un tomo che non stimoli la lettura di un pomeriggio di pioggia e della sera prima di andare a dormire, non incoraggia l’impegno con un libro.

Anche per scrivere racconti brevi, però, bisogna essere bravi. Paola Rivolta lo è. Eccome se è brava.
In ogni racconto, uno diverso dall’altro, l’autrice riesce a catapultare il lettore nella storia narrata, che sia nostalgica, cruda o triste. Coinvolge tutti i sensi, stimola l’immaginazione del lettore come se fosse davvero dentro la storia assieme alla protagonista.
Prima di rispondere ad alcune delle mie domande, l’autrice si sofferma su un aggettivo da me utilizzato nell’introdurre il suo libro: comodo. Ne nasce una vera e propria lezione di scrittura creativa da conservare per gli amanti della lettura, e non solo.
“Comodo? Non ho mai pensato ai racconti brevi come a qualcosa di comodo” – afferma Rivolta. “Sicuramente, come dice lei, i tempi della lettura oggi si sono ristretti. I potenziali lettori sono distratti da miriadi di narrazioni visive e sono diminuiti, mentre il numero di libri pubblicati è incoerentemente aumentato. (Non si fa più selezione e questa ritengo sia una delle principali cause della minor attrattiva della narrativa, ma selezionare costa tempo e denaro, e richiede competenza).
Il racconto breve, comodo. Eppure la tipologia di libro che va per la maggiore, oggi, è il romanzo lungo, possibilmente in serie, infinite saghe che rassicurino il lettore, che plachino il senso di solitudine affiancandogli protagonisti “eterni” a cui si possano affezionare, che possano regalare l’illusione di una continuità, di un senso che va oltre la vita del singolo; oppure romanzi didascalici dove nulla rimanga sospeso, che non obblighino a porsi delle domande, che non costringano il lettore a confrontarsi con dei vuoti, che non lo costringano a divenire parte attiva nella narrazione. A molti lettori forse piace farsela raccontare, gli è più consono essere consumatori piuttosto che responsabili di scelte e utilizzatori di potenzialità. Eppure i lettori possono ancora sorprendere. Basta dar loro l’opportunità di sentirsi parte attiva nell’arte del leggere. Comodo… insisto su questo termine perché mi ha sorpreso e fatto riflettere. Raymond Carver, inarrivabile autore minimalista, a chi gli chiedeva perché scrivesse racconti brevi – e non si cimentasse in un romanzo viste le sue capacità – rispondeva che avendo figli piccoli e due lavori, altro non avrebbe avuto il tempo di fare. Chi ha letto Carver sa benissimo che quella era solo una battuta. Da autrice posso dire che comunicare in maniera concisa atmosfere, stati d’animo e azione è estremamente complesso, tecnico, e richiede moltissimo tempo e attenzione. Infinite revisioni, una cura dei dettagli e della scelta delle parole cristalline. Vi è un ulteriore aspetto, nel racconto breve moderno, che potrebbe apparire ad alcuni non “comodo”: non c’è racconto che, ben scritto, non lasci una qualche inquietudine nel lettore per il suo sviluppo non sempre lineare, per i finali talvolta “aperti”, per la mancanza di giudizio morale. Il racconto breve moderno sovverte gli stereotipi, le apparenze, dà una visione parziale della realtà pur aprendo orizzonti inaspettati.”

Veniamo alle mie curiosità: le 18 storie in femm. sono al femminile. 18 donne, che possiamo essere noi, in cui possiamo ritrovare pezzi della nostra vita. Da dove nasce l’esigenza o la scelta di scrivere solo al femminile?
“La scelta di pubblicare racconti che fossero incentrati su figure femminili, è stata una scelta di coerenza, non una scelta ideologica anche se, da femminista, mi fa piacere aver dato voce a delle donne. Perché femm., questo titolo minuscolo e abbreviato? Perché, nonostante le protagoniste – in realtà non tutte femmine, talvolta uomini la cui vita però ruota attorno a un perno femminile – vivano vite differenti per luogo, epoca e condizione, e talvolta abbiano fatto scelte al di fuori dei cliché, sono rappresentate tutte nella loro ordinaria aspettativa affettiva. E il titolo è abbreviato perché il racconto riproduce quasi sempre un’istantanea della vita, ne sottolinea comunque la contingenza.”

Ha una grande capacità nello scrivere i suoi racconti, quello di usare un linguaggio alto ma non inarrivabile, rassicurante anche nelle emozioni più forti.
Un linguaggio alto ma non inarrivabile, lei dice e la ringrazio. “Un uso della lingua alto ma contemporaneo” è stato uno dei più graditi complimenti ricevuti da un recensore del mio primo libro: Scarfiotti. Dalla Fiat a Rossfeld, edito sempre da LIberilibri, un romanzo storico biografico nel quale il linguaggio doveva essere funzionale a una narrazione complessa di vicende industriali, finanziarie, sociali e nello stesso tempo coinvolgere emotivamente il lettore. Un esercizio linguistico riuscito, per mia fortuna, visto il numero di lettori soddisfatti da quel libro. Sono felice che lei confermi quella impressione. La banalizzazione della lingua italiana ritengo sia uno dei disvalori della nostra epoca.”

Legge molto?
“Da dove viene questa mia scrittura? Sicuramente dall’aver letto molto e dai tanti anni nei quali ho scritto per lavoro, curando pubblicazioni e realizzando articoli per varie testate, ma anche dall’aver vissuto intensamente, aver frequentato ambienti differenti, affrontato le tempeste della vita cercando sempre una voce interiore che mi desse la forza di superarle.”

Conosciamo meglio lei, Paola. Lei è milanese di nascita ma ormai marchigiana d’adozione. Cosa fa bella vita?
“Lei mi chiede chi sono e cosa io faccia: sono quella che lei ritrova tra le righe delle mie storie. Non ci potrebbe essere biografia più credibile di quella, nonostante l’unico racconto autobiografico sia il primo della raccolta o, se vuole, in alternativa, va bene anche la nota biografica realizzata dal mio editore: nata a Milano, risiede nelle Marche. È così minimalista che mi si addice!”