Non so voi ma io non riesco a connettere senza prima aver fatto colazione.  Senza un buon caffè non si inizia la giornata. 
 
 
 
C’è chi non ne può fare a meno  neanche dopo pranzo, c’è chi non rinuncia alla “pausa caffè” in ufficio, neanche in piena riunione. C’è chi lo prende dolcissimo, chi amaro. Chi lo vuole lungo, chi corto o chi deca. Insomma, al caffè al bar non si rinuncia. Una cattiva abitudine? Direi piuttosto un sacro rito, per noi italiani. Un rito che resiste anche alla crisi pur cambiando le “modalità”.
E’ una mia impressione o l’usanza di offrire un caffè è sempre più antica? Un tempo c’era più slancio nell’offrire un buon caffè all’amica incontrata per caso al bar. Un tempo si diceva “grazie, ti lascio il caffè pagato al bar!” a quella persona che, gentilmente, ti aveva fatto un favore senza chiedere nulla in cambio.
Insomma, al caffè al bar non si rinuncia ma, se in compagnia, ognuno si paga il suo! Non sempre, c’è da dire.
 
 
 
E’ evidente, però,  che la crisi economica sta condizionando , giorno dopo giorno, anche i gesti più semplici della nostra quotidianità. Certo, di monete in tasca noi italiani ne abbiamo sempre di meno e se la situazione non cambia, sempre di meno ne avremo.
Tra l’altro, non basterà più nemmeno la moneta di 1 euro per un caffè bevuto “al volo” , in piedi al bancone del bar.  A Genova è in arrivo l’aumento del prezzo della tazzina che costerà 1 euro e 20 centesimi. Quanto impiegheranno le altre città a seguire l’esempio genovese? Oltre al prezzo del caffè, secondo Confesercenti e Fepag Ascom, è previsto anche  l’aumento del prezzo di cocktail, birra e cappuccino. Ovvio, calano i consumi, aumentano i costi.
Qualche mese fa un centralissimo bar di Verona ha lanciato una provocazione: il caffè anti-crisi a 50 centesimi. Risultato? Un successo. I clienti sono aumentati e i guadagni altrettanto.  
 
Ora scusate ma mi faccio un caffettino … con la moka di casa!