Ilaria Bernardini, ogni volta che torna in libreria con un suo capolavoro, lo fa con maestria e sensibilità. E lascia il segno. Lo ha fatto con Faremo Foresta, e oggi lo fa con Il ritratto (Mondadori). Uno dei libri suggeriti per il Premio Strega 2020, sfiorando la dozzina dei titoli selezionati per la finale.

Il ritratto di Ilaria Bernardini – Mondadori

Cosa succederebbe se la moglie e l’amante di un uomo si ritrovassero per un periodo nella stessa casa mentre lui giace in coma al piano di sopra? Cosa si direbbero? Come si guarderebbero l’un l’altra?
Un romanzo che ci invita a porci tante domande. Io ne ho girata qualcuna direttamente all’autrice.

Che cos’è per lei, Ilaria, il tradimento? In questo libro è reso magistralmente e paradossalmente più romantico di quanto si possa pensare. Quasi perdonabile, anche se personalmente non lo condivido.
Anche io personalmente mi sa che non lo condivido. Ma in questo racconto ho cercato di avere un distacco dal giudizio, di occuparmi del senso di un amore più vasto e anche, in fondo, dell’unico amore possibile per questa donna che vive da sola da sempre: tra lei e il mondo c’è una voragine, un crack da cui escono le storie, la meraviglia ma anche in cui resta tutta l’assenza di sua sorella Sybilla. Sia Isla che Valeria poi, la moglie e l’amante, non rientrano nei clichè della moglie tradita e ignara, poverina, e dell’amante cattiva che cerca di farsi spazio nelle vite altrui.

Due donne diverse: Isla, la moglie, e Valeria, l’amante, ma entrambe artiste. Pittrice una e scrittrice l’altra. De anime sensibili, lontane anche fisicamente, fino all’Ictus dell’uomo che amano. Come è riuscita a fare incontrare questi due mondi paralleli?
Il mondo unico che queste due donne abitano è quello della creatività. Entrambe vivono per raccontare storie, per interpretarle e restituirle al mondo, ognuna con il mezzo che conosce. Anche il loro incontro è per entrambe la premessa di un lavoro artistico: un romanzo, un ritratto.

C’è anche Antonia, figlia di Martin. Che ruolo gioca nella vicenda?
Antonia è un personaggio cui sono molto affezionata e che spero tornerà a farmi visita, così da stare ancora con lei. Mi immagino un giorno, magari tra un anno o due, di raccontarla in un libro con lei al centro. Forse questa del ritratto sarà solo una piccola parte della storia quando la rincontreremo, lei avrà 25 o 35 anni: credo abbia ancora molto da dirmi!

Il ritratto, non solo artistico ma anche umano, che emerge dal racconto, cosa vorrebbe che scatenasse nel lettore e nella lettrice?
Vorrei scatenasse uno straordinario slancio vitale, commozione, una postura nell’attraversare il dolore un pochino magica e mistica.

Sarà l’atmosfera londinese, sarà l’arte e la cultura che trasudano dalle sue parole, ma il pensiero mi è volato per un attimo verso il Dorian Gray di Oscar Wilde.
Certo, a me l’atmosfera londinese mi portava sempre sui passi di Virginia Woolf invece. È che io tendo a immergermi- credo- più nelle storie delle donne e quindi anche a Londra sono andata per donne.

Chi vince e chi perde, in questa storia?
Nessuno vince, nessuno perde, tutti sono tutti e ognuno si trasforma e cambia pelle. Così credo sia anche un po’ la vita.

Ne Il ritratto, Ilaria Bernardini ci propone un inno alla vita proprio mentre ci si affaccia sulla morte.
Isla e Valeria, le due protagoniste combatteranno una lotta interiore: ognuna delle due prova da un lato a non scomparire, a difendere il proprio ingombro nel mondo, mentre dall’altro a dissolversi come polvere nello sguardo dell’altra. È in questo sguardo inatteso che finiranno per definirsi incontrando nuove parti di se stesse

Ilaria Bernardini (foto di Fabrizio Ruffo)

Ilaria, da dove trae ispirazione per i suoi romanzi?
Dalla vita vera, dalla pagina bianca, dal dolore. Moltissimo dalla paura. Ogni volta che qualcosa inizia a farmi molto paura (qui era la morte, l’invecchiare, la solitudine) cerco una storia che mi traghetti nella esplorazione di questa necessità, di questo terrore. Cerco di sbriciolare l’oscurità, con qualche abracadabra.