Torno a raccontare ciò che di bello sa raccontare – gioco di parole voluto – Gabriella Pirazzini.
Dopo Minuetto, molteplici avvenimenti in un’unica raccolta, arriva un romanzo. L’Isola d’Elba è ispiratrice per l’autrice. Lo è stata anche per il grande Giorgio Faletti.
“La Misura”, il libro della Pirazzini  (Giraldi Editore) non è un giallo ma ha comunque sfondi emozionali ed eccezionali. Una scrittura delicata ed elegante, quella d Gabriella che ben presenta i suoi personaggi.

La Misura – cover

Come nasce l’ispirazione de La Misura?
Davvero tutto nasce all’Elba, due notti e tre giorni, col mio portatile sempre dietro. Il mare d’inverno, le onde, il faro, i colori strani, un’isola quasi addormentata. Ovunque vada faccio sempre così, butto giù le prime emozioni e poi, come confesso nell’introduzione, stanno a sobbollire per mesi fino a quando non le ritrovo, e ne nasce una storia, che onestamente non so mai dove andrà a parare. Anche in questo caso doveva essere completamente diversa: romanzo a 4 mani in cui io avrei narrato le avventure di un francese di oggi all’Elba (Etienne) e una cara amica trasferitasi sull’isola, le imprese romanzate di un grande francese del passato (Napoleone). Per questo il libro è diviso non solo in capitoli (UNO, DUE, TRE, QUATTRO) ma ha anche dei titoletti che ritmano l’evolversi delle varie situazioni (L’approdo, la fuga, il figlio, il gioco). A parte Etienne (mi piace mettermi in abiti maschili, cercando di dare voce a quegli uomini che hanno una sensibilità forte) tutti gli altri personaggi sono nati sui tasti del computer, insieme alla trama, mescolando emozioni e suspance, azioni e attese. Muriel è la donna che forse non vorremmo essere, ma che in fondo ci appartiene. Non è un romanzo di buoni e cattivi, di simpatici e antipatici, di puri e disonesti; tutti possiamo diventare tutto se messi alla prova dalle vicende della vita.

“Misura” come dimensione, come analisi. “Misura” è anche di shakespeariana memoria ricordando una commedia problematica del grande autore inglese. Un titolo molto particolare. Da dove nasce la scelta?
Credo che la misura rappresenti il rigore dei nostri principi, dei nostri valori, una misura che ci contiene, ma che la vita ci porta ad infrangere proprio per conservare la vita. Ed è vero che ”senza misura non esiste solitudine né gioia né disperazione. La misura rende conto di tutto. Mette in scala. Avvalora.”

 

Gabriella Pirazzini

Ci sarà un sequel?
Che bella idea, non ci avevo pensato, potrei fare come Paul Auster in “4321” e inventare un nuovo ed ulteriore finale, scegliere di andare avanti! In fondo, da romanzo sentimentale-emozionale si è trasformato in un giallo interiore. Un intreccio in cui dominano le paure, reali o immaginate. Però confesso che appena un libro esce è come se non mi appartenesse più, sfumano i personaggi e anche la forma della storia, non saprei né vorrei riprenderla in mano. Decanta anche quella forte carica emotiva che ti lavora l’anima mentre riempi le pagine. Posso dire che è stato un lavoro per me impegnativo e faticoso, ma che mi ha riempito totalmente, e di questo sono molto felice. Adesso sto lavorando ad altro. Mi sono rituffata nei racconti, forma che adoro e che non abbandonerò mai, perché il pathos si scarica in poche pagine, non solo per chi legge, ma anche per chi scrive. Sto anche lavorando a una nuova storia. A scrivere si soffre, ma ci si riesce anche a divertire: un po’ come essere l’attore di una commedia non tua.