In un unico libro, tante storie e tante scritture diverse per raccontare tutte le sfaccettature del rapporto a due.
Il titolo dell’antologia fa subito capire qual è l’argomento noto e caro a tutte: Mariti (Piemme Edizioni).
Ben 26 donne, scrittrici tra le più amate e lette in Italia e non solo hanno preso parte a questa raccolta di storie che fanno divertire, commuovere e riflettere con uno sguardo mirato al sostegno di altre piccole e grandi donne.
Ne ho parlato con una delle 26 penne protagoniste dell’antologia, Annarita Briganti.

Mariti, Edizione Piemme

Prima di tutto, diciamo che il libro non fa solo riflettere ma a tratti sdrammatizza il ruolo del marito, ha una finalità nobile e legata al titolo. Ce ne vuoi parlare?
La cosa più importante da dire è che non sono i nostri mariti. Io tra l’altro non mi sono ancora sposata e per ora non è mai stato tra i miei obiettivi quello di diventare una moglie, anche se mi piacerebbe sposarmi una volta nella vita. Il tema della raccolta di racconti, con la quale ci confrontiamo tutte e tutti, permette di parlare di mariti esistiti realmente, di mariti ideali, di mariti imperfetti e anche, come nel mio caso, con un tono surreale e sognante e un po’ di autobiografia, che nei miei testi non manca mai – prendendo spunto da un “fenomeno” realmente esistente nel mondo –, di mariti in affitto. La letteratura scritta da donne subisce in Italia un pregiudizio di genere. È un libro che consiglio in particolare agli uomini. Tutto il ricavato va alla lotta contro la piaga dei matrimoni precoci di cui si parla pochissimo. Devolviamo tutto quello che guadagniamo con Mariti a un centro di Varanasi (India) che permette alle bambine indiane di dieci, dodici anni di studiare e di non essere date in spose a uomini molto più grandi di loro, che ne abusano anche. Ringrazio la casa editrice, che ci sostiene con generosità, nell’ambito di un progetto letterario-benefico di una cordata di giornaliste scrittrici che va avanti da anni.

Tu sei una delle scrittrici più lette nel nostro paese e non solo. In questa antologia, insieme a te fanno parte Paola Barbato, Alice Basso, Danila Bonito, Daniela Brancati, Luisa Ciuni, Maria Corbi, Donatella Diamanti, Tiziana Ferrario, Barbara Garlaschelli, Laura Laurenzi, Dacia Maraini, Patrizia Sardo Marras, Elena Mora, Valeria Palumbo, Maria Rita Parsi, Bianca Pitzorno, Anna Premoli, Roselina Salemi, Nicoletta Sipos, Simona Sparaco, Neliana Tersigni, Rosa Teruzzi, Annamaria Testa, Silvia Vaccarezza e Nicoletta Vallorani. Solo per il fatto che ci siete tutte voi vale la pena comprare questo libro. Il meglio della narrativa femminile italiana è qui.
Il tuo racconto parla di un marito in affitto. Come mai? Quanti tipi di mariti esistono?
Esistono tutti i mariti che vogliamo. Una relazione, che sia eterosessuale od omoaffettiva, dipende da entrambi gli esseri umani che ne fanno parte. Non esistono in amore, nei sentimenti, i buoni e i cattivi e non è detto, nelle coppie eterosessuali, che i primi siano le donne. Io, nonostante le delusioni del passato, non potrei fare a meno dello sguardo maschile. Non ho paura di ammettere che c’è una persona eccezionale che mi rimette in sesto con una parola, non ho paura di affidargli questo potere, non ho paura di dire che nelle notti in cui le cicatrici fanno più male solo lui può farmi addormentare. L’importante è trovare un marito, ufficializzato dalle nozze o promosso sul “campo”, che ci rispetti per come siamo, che ci supporti nella nostra carriera, che sappia sempre in quale posto del mondo ci troviamo, se abbiamo mangiato, se siamo felici, che ci ami.  Un “marito” con il quale inventare una nuova definizione di amore, solo nostra.
Nel mio racconto, Affittasi, parlo di un marito in affitto sia per “deformazione professionale”, sto indagando sull’affitto di esseri umani nel mondo, un “fenomeno” che esiste realmente, ma anche perché molte volte avrei desiderato trovare qualcuno quando torno a casa, per non passare dal pieno del pubblico al vuoto del privato. La storia è ambientata in Spagna, un Paese che amo, ha diversi strati, come faccio sempre quando scrivo, come le torte nuziali. La protagonista si diverte a fare cambiare le lampadine al suo marito in affitto, che poi è il suo secondo marito, lo manda a fare la spesa, ma il tema centrale del racconto è molto serio. Affittasi parla di uno dei miei temi ricorrenti: la solitudine.

Annarita Briganti

Cosa ti ha spinto a prendere parte a questo progetto?
Donne che si uniscono realmente, concretamente, per aiutare altre donne. È un progetto unico in Italia, e anche all’estero non me ne vengono in mente altri di questo tipo.

Per la donna, oggi, è importate secondo te avere accanto un marito?
Non come status. Non perché ti protegge socialmente. Non perché gli amici ti invitano alle cene in cui ci sono tutte coppie. Non per non stare da sola i Natali, le Pasque, i Ferragosti. Non per motivi materiali.

L’affermazione sociale femminile è ancora legata al concetto di coppia?
In coppia, con un marito potente, fai ancora molta strada. La cosa terribile è che anche le donne piazzano gli uomini. Io detesto i giochi di potere e invito tutti, a prescindere dal genere di appartenenza, a puntare prima di tutto sul proprio talento, ma mi rendo conto che è una lotta dura.

Cosa pensi del fatto che in alcune culture, e lo scopo benefico del libro ne è testimone, la parola marito sia minatoria per il futuro di una bambina o di una donna?
La violenza è sbagliata a prescindere da come la chiami. Il problema è la violenza fisica e psicologica contro le donne, presente anche nella società italiana. Che poi lo chiami femminicidio o matrimonio precoce non cambia il fatto che ci siano delle donne che hanno bisogno di aiuto, di essere salvate. Nessuno si salva da solo.

Secondo te, qual è la forza di questo libro?
Che, prima di tutto, è bello! E buono.

“Le donne, se unite, possono raggiungere le stelle” (Lena Madesin Phillips, Fondatrice FIDAPA Bpw)

Mariti, Ed. Piemme