Oggi è il 25 Novembre. E’ la “Giornata Mondiale della violenza contro le donne” , istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite.
Una data che ormai – purtroppo – non passa inosservata. Una giornata significativa che racchiude tante iniziative promosse in ogni angolo del pianeta, volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo delicato argomento.
Ho utilizzato l’aggettivo “significativa” non a caso , avrei potuto anche scrivere “simbolica” riferendomi alla data del #25Novembre. Perché i numeri dei casi di violenza sono spaventosamente in crescita, e questo ha reso quotidiana la giornata di oggi.

Questo blog parla di donne alle donne, ma anche agli uomini. Lo fa soprattutto attraverso le esperienze di vita che le mie ospiti raccontano, e lo fa anche con l’aiuto immenso dei libri.
Ho scelto di ricordare  il 25 Novembre insieme con la scrittrice Francesca Mazzucato, autrice di un libro forte. Duro. Vero. A tratti raccapricciante. “L’amore cattivo” edito da Giraldi Editore. Un libro così non ha bisogno di tante parole. Va letto e basta. Vi assicuro che la sensazione che  lascia pagina dopo pagina , vi si attacca addosso. Vi rimane dentro.
E’ la storia di Nora.

cover libro Amore cattivo

Francesca, come e perché nasce questo libro e cosa hai provato nel raccontare questa storia?
L’idea nasce da un’urgenza cresciuta nel tempo, seguendo la tragica attualità dei femminicidi, diventati quasi,  purtroppo, quotidiani.  E non solo questo tipo di fatti , ma tutte le situazioni in cui le donne subiscono forme di violenza in apparenza più lievi, ma violente per come incidono nella psiche, nello svilimento, nell’accettazione di ciò che accettabile non è. Di questo sono stata testimone per ciò che è capitato ad alcune amiche e l’ho anche sperimentato di persona.
Così mi sono detta che era una sfida che andava affrontata. Dovevo.
Raccontare la storia è stato durissimo e ha richiesto mesi di documentazione. Ho letto saggi sulle personalità narcisistiche borderline, sulla manipolazione affettiva, e testimonianze di donne che per fortuna ce l’hanno fatta a superare e a raccontare.

L’amore ha una potenza straordinaria, condiziona le proprie scelte. Scombina il meccanismo del carillon della vita. E quando è malato, disturbato, l’amore uccide. Nora (la protagonista)  se avesse amato di più se stessa, si sarebbe salvata?
Forse sì. Perché in chi non si ama abbastanza a volte subentra una percezione distorta di un sentimento che si sente capace di tutto,  onnipotente, si ha voglia di dargli un potere assoluto ed è una cosa bellissima se lo slancio è ricambiato. Equilibrato. Ma per questo occorre un baricentro.
E l’unico equilibrio è dentro di noi. Solo noi donne possiamo AMARCI DAVVERO, amare i nostri corpi anche se non sono perfetti . Noi donne dobbiamo dirci “sono perfetta così,” adesso,  in questo momento. Far sbocciare una sana autostima, curandola come si cura una piantina prima fragile e poi fortissima. E dopo ci salviamo di sicuro.  Nessuno può diminuirci o avvilirci. Con l’autostima ci si tutela. Credo che su tutto questo si possa e si debba lavorare.

Il primo nucleo sociale in cui ci si approccia all’amore è la famiglia: se fossi madre di stessa come insegneresti ad amare? (la domanda la si può capire dopo aver letto il libro – ndr)
Io amo di impeto e slancio. Amare mi ha fatto male a volte, mi ha fatto benissimo, altre.  Sono madre di un ragazzo, a lui ho insegnato il rispetto per la complessa bellezza del femminile, dentro di lui e nel mondo delle donne a lui intorno.  Ho cercato di dargli un nucleo solido che fosse la base per amare con equilibrio. A me quel nucleo è mancato un po’, per imparare qualcosa mi è stato vitale fare counseling con un professionista  ispirato al buddismo e alla mindfulness, tutte le filosofie orientali, approfondite con  una continua ricerca.

Qual è il messaggio del libro? Cosa vuoi che rimanga dell’esperienza di Nora a partire  dalla famiglia, dalle amiche fino all’amore?
Se c’è un messaggio che mi piacerebbe rimanesse, a parte le cose che evidenzia Camilla Ghedini nella sua fondamentale prefazione, che invito a leggere,  è sicuramente l’importanza di una rete di donne solidali e vicine e di una figura di riferimento. Nel libro è  la zia Eloisa- se la madre non è in grado di esserlo, sicuramente nella vita qualcuno c’è. Questo essenziale ordine simbolico femminile per me è sacro.  Non esclude nessuno, non esclude gli uomini, ma è un rendere omaggio.  A questo, tengo moltissimo.

 

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