Quando l’ho chiamata per l’intervista, Sandra stava lavorando per i campi, nel suo piccolo ma prezioso appezzamento di terra che cura personalmente e con grande professionalità.
Perché mi sono appassionata alla storia di Sandra Quarantini, la donna dei colori? In primis perché lei vive in un mondo particolare che poi vi svelerò. Ma soprattutto perché l’attività di questa intraprendente trentottenne si svolge a Belvedere Ostrense. Un paesino di circa duemila anime nelle Marche, in provincia di Ancona in cui sono cresciuta, in cui ho vissuto la mia infanzia, la mia adolescenza e in cui vive la mia famiglia.
Un paesino che noi “del posto” diamo spesso per scontato ma che a quanto pare ha delle potenzialità che non credevo possibili. Infatti, in molti da Belvedere se ne vanno. Anche io, anche se non me ne sono andata poi tanto lontano.
Sandra invece a Belvedere è approdata da Brescia perché proprio qui ha trovato il microclima ideale per sviluppare il suo progetto professionale.

Sandra Quarantini, fondatrice di ColorOff

Sandra Quarantini è fondatrice di ColorOff, un laboratorio in cui coltiva e lavora le piante tintorie per estrarne colorazioni naturali ed eseguire tinture su fibre, anch’esse naturali. Una carriera da biologa molecolare e una passione per i colori che mixate insieme hanno creato una professione molto intrigante e non per tutti.
Avevo un progetto. Ho chiesto finanziamenti, ho partecipato ad un bando finanziato da una fondazione di Genova che sosteneva iniziative legate a territori montani. La scelta di Belvedere Ostrense è stata inizialmente obbligata, come zona appenninica bene si sposava al mio progetto. Poi mi sono trovata bene e sono rimasta.” Così Sandra mi ha rivelato nel corso della nostra chiacchierata.

Per noi profani il tuo lavoro appare come bellissimo, colorato e sempre a contatto con la natura. Ma in realtà c’è molto studio e molta preparazione dietro. In che cosa consiste il tuo progetto?
Il progetto prevede una parte agricola a contatto con la terra e di coltivazione. Io coltivo una pianta in particolare, la reseda luteola detta anche Guadarella che è una pianta che produce il colore giallo, da applicare ai tessuti. Il mio core business è la coltivazione della pianta. A margine vi è un’attività di tintura dei tessuti non solo con la mia reseda ma anche con altre tinture naturali.
Tingo tessuti o in capo o in pezza, per chi vuole realizzare collezioni particolari con materiali esclusivamente naturali (in capo) oppure per chi prepara tessuti naturali per eventuali future collezioni (in pezza).
Studio e ricerco con sperimentazioni anche l’applicabilità del colore su altri substrati come legno o plastica.

Chi si rivolge a te?
I miei clienti sono per lo più aziende o nuove attività che vogliono realizzare capi con prodotti naturali per bambini o per donne. Si tratta di realtà che fanno linee uniche con la richiesta di poche quantità; un lavoro di nicchia ma ricercato. La tintura naturale riesce a personalizzare il prodotto finale. Vorrei espandermi iniziando a lavorare anche con le tintorie.

evening gown

Reseda

Quando applichi il colore, segui un protocollo ben preciso oppure puoi anche personalizzarlo?
Esistono ricette e queste sono molto antiche, bisogna ricercare e scremare i contenuti in base a quello che già si conosce. Una volta in possesso di queste ricerche occorre fare anche tutto un lavoro di riadattare queste antiche ricette agli strumenti moderni. Quando riesci a sperimentare e a capire la chimica del colore, ovvero perché quel colore si attacca bene a quella fibra, lì riesci a creare ulteriori nuove ricette. È un mondo molto vasto, quello del colore. Non ci si può improvvisare.

Da biologa molecolare, come sei arrivata ad occuparti del colore? Perché hai scelto proprio questo campo piuttosto che un altro?
In laboratorio vedevo che certe reazioni portavano ad un colore. Questa cosa unita alla decisione di abbandonare il laboratorio come lo conoscevo io e cioè legato ad un ambiente universitario, mi ha illuminato. Volevo una vita più a contatto con la natura, cercando qualcosa che mi rapisse e mi portasse verso la terra. Il colore ce l’avevo in testa, non so dirti esattamente cosa è scattato.

È successo e oggi questa intuizione di Sandra si è rivelata vincente.
La tua azienda è molto operativa, hai un mercato che seppur di nicchia ti porta grande soddisfazioni. Organizzi anche workshop di tintura naturale.
Hai avuto già un bel percorso, da Brescia a Belvedere Ostrense. Da qui a dieci anni dove ti vedi?

Mi vedo sempre con tanta reseda. Non escludo di poterla coltivare anche in altre zone, non solo nelle Marche. Vorrei avere un prodotto sempre migliore. Mi vedo a Belvedere ma non solo, vorrei riprendere a viaggiare e riuscire a vendere anche fuori dall’Italia. Secondo me, questo è il momento in cui si può offrire un prodotto fatto bene che ha bisogno delle caratteristiche climatiche che ci sono in Italia, come il sole fondamentalmente, ma che si possa vendere anche fuori. Quindi fra dieci anni mi vedo legata alla terra ma più viaggiatrice.

Cosa ci insegna l’esperienza di Sandra? Che il coraggio di intraprendere è più forte se alla base vi è preparazione. Che anche le donne possono studiare materie scientifiche e vivere comunque una vita piena di colore. Ci insegna che non bisogna fermarsi alle apparenze. Anche un piccolo e sconosciuto borgo sulle colline marchigiane può stupirci, basta trovare la chiave di lettura giusta. E Sandra, con Belvedere l’ha trovata. Ed è il colore giallo.
Secondo il linguaggio dei colori il giallo è simbolo della luce del sole ma anche della conoscenza e dell’energia, fisica e dell’intelletto.
Non poteva che essere così.