Minuetto e altri racconti.
Tanti mini libri in un unico volume,  storie che sono un po’ come le canzoni: ci sono frasi, stati d’animo o sensazioni che in un momento particolare della nostra vita toccano profondamente le corde più intime, parlano di noi. Storie che a volte sembrano dare il nome ai nostri stati d’animo. Poi, a seconda del periodo in cui lo leggi cambi prospettiva. Insomma, Gabriella Pirazzini – giornalista e scrittrice – ha dato prova di saper conoscere e raccontare  l’animo femminile e quello maschile.  Lo aveva già testimoniato nel suo libro precedente “Fantasia e così sia, donne attraverso lo specchio” (che non ho letto ma ho sbirciato le recensioni e mi fido).

minuetto cover

Quando hai tra le mani una raccolta di racconti brevi come “Minuetto”, puoi scegliere quale leggere. Almeno, io faccio così. Forse perché non sono particolarmente amante di questo tipo di libri (per mia pigrizia, non per altro). Amo di più un unico racconto. Più storie insieme mi mettono in confusione. Ma con Minuetto è stato un approccio diverso. Come scritto prima, ogni storia è un mino libro a se.
E’ uscito da pochissimo in libreria, merita di essere letto. Tra l’altro è edito dalla casa editrice Girladi. Chi segue il mio blog, ma chi semplicemente ama la lettura, saprà che questa casa editrice pubblica solo progetti in cui crede. E non sbaglia un colpo.

La mia intervista all’autrice.

Cara Gabriella, sarà per la sua formazione filosofica ma sa davvero “danzare” sulla parola. Come nasce Minuetto?
GP. Minuetto nasce dal desiderio di scrivere pensieri al maschile dopo che con “Fantasia e così sia” avevo dato voce solo a figure femminili. Poi, dall’ intenzione di scrivere un vero romanzo. Purtroppo, per farlo occorre avere una storia in testa, già definita, mentre le mie storie nascono di getto, prendono il volo senza che io le indirizzi premeditatamente. Per cui Minuetto nasce proprio con le prime righe del primo racconto (Sospetto): “C’era una luce accesa dentro una finestra all’ultimo piano di un ex convento oggi abitato in piccoli appartamenti. Attorno nebbia. E cosi’ sembrava una luna spersa e floscia dentro un cielo stretto.  Eppure la terra non si era capovolta, solamente le immagini erano sfocate, e i muri si intrecciavano con l’asfalto, per tutti i metri del palazzo fino a quella luna finta.”  Questo libro è nato a Imola, la mia città, nel vicolo Laderchi.

Da dove trova ispirazione per le sue storie?
GP. Mi guardo in giro, osservo le persone, le ascolto. Spesso mi affianco e catturo piccoli pezzi delle loro conversazioni, prendo appunti. Poi non ci penso più, fino a quando non mi viene un possibile “attacco” e mi metto al computer. A questo incipit che spesso non c’entra nulla , attacco pezzi di vita vissuta da altri che ho incrociato per caso, poi questi sconosciuti diventano personaggi ed entra in ballo l’immaginazione, sempre condivisa con qualche ricordo personale, persone o luoghi.
Ogni racconto ha una genesi tutta sua. Credo che il denominatore comune sia proprio un bagliore di parole iniziali a cui mi attacco e alle quali cerco di dare consistenza.
La parola mi affascina, mi piace creare abbinamenti imprevedibili, similitudini azzardate,  assonanze stonate ma che scuotono la mente.

Perché questa tipologia di titoli tra “etto” e “etta”?
GP. Mi piace trovare una cornice “semiotica” e simpatica dentro cui far viaggiare la fantasia. Questo finto suffisso, a garanzia di leggerezza, mi ha dato lo spunto per storie anche dure e da taluni definite persino  “splatter”.

Come piace scrivere  a me (in realtà prendo in prestito le parole di Maria Perosino) Minuetto sembra essere un libro pensato per le donne, ma non è vietato agli uomini. O almeno, è quello che mi è arrivato leggendo questa curiosa e riflessiva sinfonia letteraria. E’ così?
GP. Potremmo affermare che “Fantasia e così sia”  era una raccolta al femminile che partiva da uan domanda:  “ C’è, nel nome, un pezzo del nostro destino? “.
In questo nuovo libro, le domande sono: “ L’uomo, soffre come noi”? È capace di amore immenso, non ricambiato? È capace di non vendicarsi ma di sopportare?  Sono spesso storie di coppia , in cui l’uomo è l’elemento su cui si incentra la narrazione, oppure parlo di figure maschili che incontrano paure, prese in giro, schiaffoni, e reagiscono a loro modo, con tenerezza, durezza, violenza. Volevo affermare che non esiste uno stereotipo, che l’abbandono non ha un genere, e nemmeno l’amore.

Sono storie mature. Poco scanzonate, piuttosto verosimili.  E’ come se i protagonisti delle storie facessero parte dei nostri mondi, ti aspetti di incontrarli al bar o in qualche location che li accomuna. Qual è la sua opinione su questo lavoro letterario?
GP. Davvero i protagonisti dei miei racconti, in qualche mod, li ho incontrati al bar, o a passeggio, o mi è restata traccia di un’ intervista in tv, di un articolo di giornale, di una storia ascoltata tra la folla.  Quanto alla mia opinione sul mio lavoro, beh voglio essere sincerissima: ne sono soddisfatta, a tratti orgogliosa. Per la prima volta, sono uscita da me stessa. Credo di aver affrontato un lavoro di vera scrittura. Seriamente, con tenacia, con fatica, cambiando a metà i racconti, facendo svolte improvvise nella narrazione, disposta a modificarli. Cancellando, riscrivendo, rileggendo. Chiedendomi l’effetto che avrebbero fatto al lettore. E augurandomi anche che i lettori potessero diventare tanti.

Un libro che vale la pena acquistare per due motivi: la bellezza dei contenuti e la finalità. I diritti d’autore del romanzo, saranno devoluti alla Fondazione Matteo Bagnaresi Onlus di Parma. Dove nasce la scelta di questa “dedica” particolare?
GP. La scelta nasce dal dolore. Ma non vorrei approfondire troppo questa pagina personale.  Nasce, da tre mamme che perdono i loro figli giovanissimi, nello stesso anno, il 2008. Si incontrano attraverso quelle magiche coincidenze della vita e si affiancano in un progetto. La Fondazione Matteo Bagnaresi Onlus a Parma oggi ha costruito una vera Casa Matteo , un centro ricreativo culturale della città e a Imola, le aule Alessia e Chiara  portano avanti un doposcuola gratuito, (l’unico) per bambini di famiglie in difficoltà. Solo a Imola, da 15 bambini siamo arrivati a 100, da 8 volontari a 30, da due aule a un intero piano. Viviamo con il nostro contributo diretto, con le donazioni, con il 5 per mille, con le persone che ci regalano il loro tempo. Con i diritti d’autore del libro, vorrei davvero poter contribuire a qualche altra iniziativa.

Gabriella Pirazzini

Prossimi progetti?
GP. Da tempo sto lavorando ad un progetto legato alla mia attività principale, il giornalismo televisivo agricolo. Ci sto pensando.  Da 22 anni mi occupo di una trasmissione dal titolo “Con i piedi per terra” , in onda su Telesanterno e Odeon tv, e vorrei raccoglierne la memoria, ma non con le solite ricette. Vorrei dare spazio alle emozioni, alle persone, agli incontri, ai paesaggi e mi piacerebbe scriverlo a sei mani, con le mie colleghe Elisabetta Gori e Barbara Paknazar.
Sono già a metà, invece,  con un altro libro, pensato con un’ amica che ama scrivere e che si è trasferita all’ Isola d’ Elba. La storia contemporanea di due coppie francesi in vacanza in Italia, la cui deviazione all’Elba determina grossi cambiamenti interiori e … a presto con questa nuova avventura.