Sarà perché sono caduta da un tacco alto pochi giorni fa e perché sto camminando con due stampelle blu,  abbastanza fashion c’è da dire ma per nulla femminili,  che mi ritrovo a curiosare nella vita di colei che del Tacco 12 ne ha fatto un libro (edito da Sperling & Kupfer) e una professione?
Beh no, in realtà seguo da qualche anno le avventure di questa donna con la D maiuscola, forte, resiliente e che dal suo tacco vertiginoso insegna a guardare la vita da un’altra prospettiva.
Veronica. Classe 1976. Ex Architetta. Senza peli sulla lingua e sostenitrice della Resilienza. Bene, ora continua tu a raccontarci chi era e chi è oggi Veronica BeniniLauraGioia5
V.B:  “Wow! Be’, raccontare sé stessi è difficile. Siamo sempre in evoluzione e mi piace essere sempre in divenire. Il passato non conta, ma è grazie al tuo passato che sei la persona attuale. In questo senso le tue esperienze ti plasmano. Io ho avuto una vita difficile, ma anche molto ricca di viaggi e di incontri. Sono cresciuta in tre paesi diversi (Argentina, Italia, Francia). Questa visione internazionale mi è rimasta e mi ha dato una forma mentis che considera i problemi da diverse angolazioni al punto che, spesso,  un problema diventa una possibilità, un’occasione.
La resilienza (termine tipico del mondo dell’edilizia e dell’architettura) è un’arma a doppio filo. È la caratteristica che ha un materiale di ritornare alla sua conformazione naturale anche dopo uno shock, come la gomma. Applicata agli esseri umani è la capacità di riprendersi dopo esperienze forti. Solo se sei caduta e ti sei già rialzata una volta, ti renderai conto  che ogni volta che cadrai sarai in grado di rialzarti. In realtà non torni mai esattamente come prima, ma diventi più forte. Ti abitui agli shock e impari a gestirli. Spesso le persone che hanno vissuto esperienze traumatiche diventano più sensibili. La vera forza, a mio avviso, è non censurare la propria fragilità, ma lasciarla uscire.”
Quando, ma soprattutto, perché nasce Sporablog? superspora
V.B:  “Ho aperto Sporablog.com  nel 2006, avevo bisogno di distrarmi. Ero malata di tumore al collo dell’utero e la mia presenza online era dedicata a fare ricerche sul tema. Aprire un blog è stato un bel giochino, mi ci sono appassionata subito ed è una cosa strana. Non puoi stare senza scriverci, è una sorta di droga. Cominci ad avere un rapporto con chi ti legge e ti commenta, nasce una piccola community che si evolve e cambia insieme a te. Sul mio blog transitano circa quindicimila persone al mese, per un totale di sessantamila visite. Non sono moltissime, ma neanche poche! A volte nascono discussioni interessanti. ”
Hai inventato la Tecnica “Tacco 12”, in che cosa consiste?
Possiamo testarla tutte? (stampelle permettendo!)
V.B: ” Si, certo! I tacchi mettono il corpo in una postura che non è naturale, e il corpo si ribella perché non sa come gestirla; ne deriva la classica camminata da piccione. Con la tecnica “Tacco 12″ riequilibriamo il corpo e impariamo a camminare non più con le gambe, ma con il bacino. La camminata sui tacchi, per sembrare naturale, non ha niente di naturale! Non essendo istintiva, bisogna impararla. Sono più facilitate le donne che hanno fatto danza o che hanno una buona conoscenza del proprio corpo. Mi bastano cinque minuti per cambiare la postura di una donna,  per farle trovare  il suo nuovo baricentro. Ma ci ho messo due anni a mettere a fuoco la tecnica ed è in continua evoluzione.”
Il tacco alto costringe la donna ad una andatura adagio ed elegante.  In controtendenza con la frenesia di oggi, non credi?
V.B: “Il tacco non costringe nessuno, siamo noi a interpretarlo e a indossarlo. Se sappiamo che la nostra giornata sarà frenetica tanto vale essere pragmatiche e mettere un tacco più basso e largo. Il tacco ha molte sfumature e non è per forza un fattore di handicap. Ma è interessante quello che dici contrapponendo frenesia ed eleganza, lentezza. In realtà o posso dimostrarti che si può camminare ad una velocità sostenuta dando l’impressione di aleggiare leggere e fluide. È tutta una questione di tecnica e di confidenza.”   stiletto
Nel 2010 nasce come Startup la “Stiletto Academy“. Cosa insegna? Come si sviluppa?
V.B: “Stiletto Academy non è più una startup, sta per compiere quattro anni di età. È il mio lavoro principale e consiste nell’ insegnare alle amanti dei tacchi a camminare con una andatura elegante e fluida e soprattutto a scegliere le scarpe con cognizione di causa, sapendo che i tacchi fanno male e che non tutti i modelli di scarpa si adattano alle particolarità del piede di ognuna di noi.  Un evento “standard” è composto da 4 momenti: parte teorica, parte pratica con camminata, sfilata finale e cocktail. Perché bisogna sempre brindare alla femminilità!”
Essere una donna, ex manager, aiuta nel gestire questa realtà aziendale?
V.B: “Si, decisamente. Non avrei mai potuto sedermi al tavolo di clienti importanti come L’Oréal se prima non avessi fatto l’esperienza del cemento armato con i grandi architetti. Ma chiamare Stiletto Academy un’azienda è errato perché io sono sola. Ho avuto due assistenti e probabilmente ne avrei ancora bisogno ma è complicato trovare la persona adatta e non è facile starmi dietro!”
Un consiglio a tutte le donne che vogliono puntare su loro stesse, nel lavoro e nella loro quotidianità.
V.B: “Le donne sono i loro peggiori nemici,  mancano spesso di autostima, a volte senza nemmeno rendersene conto. Credere in se stesse è la cosa più difficile da fare, una volta raggiunta questa consapevolezza bisogna imparare ad essere modeste facendo alcuni passi indietro nei momenti giusti. Non è una cosa facile, ma non è impossibile. Io ho imparato moltissimo dagli uomini, lavorare in ambienti al 100% maschili mi ha permesso di crescere come donna. La convinzione che nel mondo lavorativo bisogna adattarsi ai “codici” è  deleteria. È vero che i codici lavorativi sono maschili perché sono stati  proprio gli uomini ad averli plasmati per intere generazioni. Ma il contributo femminile può soltanto arricchire l’ambiente, a patto che noi donne sappiamo introdurre le nostre dinamiche, i nostri registri con intelligenza.”
Progetti in corso?
V.B:  “Sempre!”
Cosa farai da grande?
V.B: “Io sono già grande, quest’anno compio 38 anni. Ma se mi chiedi cosa farò fra cinque anni mi dispiace, non lo so davvero. E il bello è proprio questo!”

Mi sento già pronta per tornare sui miei tacchi, perché da lassù sono più figa, più bella e pure più simpatica. Ma soprattutto…sono più alta!