“Una ragazza… I suoi anni Sessanta”. Avevo da tempo questo libro sul comodino, da leggere e recensire.
Poche pagine, 87 per la precisione. Da divorare in men che non si dica, penserete. Forse si, fino a due anni fa. Ma adesso tra il lavoro e soprattutto la mia bimba duenne, faccio  difficoltà la sera a leggere anche solo una pagina, nonostante libri snelli e maneggevoli come quello di Maria Luisa Semi, edito da Linea Edizioni.  Come si suol dire, vita da mamma che lavora!

Ma poi finalmente l’ho fatto, ho preso in mano il libro ed  è stata una bellissima esperienza.

Quando in uno scritto si condensano emozioni, storia e un’intera vita, non c’è bisogno di un tomo per raccontare. Bastano anche poche  pagine, come nel caso del libro “Una ragazza… i suoi anni Sessanta”.

Mi è arrivato come se fosse un diario, scritto anche bene –  si vede che chi scrive è una donna colta e intelligente. Usa un linguaggio colloquiale; immagino sia piacevole anche conversare insieme alla signora Semi.

Maria Luisa Semi

Personalmente, al primo sguardo non avrei scelto il colore nero per la copertina. Poi leggendo il libro ho cambiato idea, il nero è un colore elegante che ben si sposa con l’eleganza dell’autrice.

Con Maria Luisa Semi, Notaio di Venezia, abbiamo approfondito alcuni aspetti del suo libro.

Da dove nasce l’esigenza di mettere nero su bianco parte della sua storia. E perché proprio gli anni 60?
L’idea di mettere “nero su bianco” i miei  anni ‘60 è nata dal suggerimento di alcuni amici, che ricordavano come io stessa e i giovani di allora avevamo vissuto quel periodo, e a seguito di altri due volumetti che dal 1939 disegnavano la vita non soltanto mia, ma soprattutto di anni sia difficili che interessanti.

Cosa è rimasto oggi di quella ragazza “alle prime armi” con la vita?
La ragazza di allora evidentemente ora è una non giovane che tuttavia ancora si occupa di molte cose, fa vita attiva, non ha cambiato mentalità, mentre è cambiato il mondo. Sempre molto attenta – forse più di allora – alla condizione femminile, al quotidiano e al domani; quasi propensa a pensare “che cosa farò da grande”.

Il ’68 e tutto il decennio del 1960 è stato davvero il giro di boa della nostra società?
Gli anni ‘60, secondo me hanno portato grandi cambiamenti alla vita di ogni giorno, nonché al mondo che, grazie alla facilità odierna di comunicazione, è diventato più piccolo. Questo nel bene e nel male, come sempre nella storia accade.

Il suo è forse anche un libro – nostalgia?
“Una ragazza… i suoi anni Sessanta” non è un libro-nostalgia, tutt’altro. Molte, troppe persone rimpiangono il passato, come fosse il periodo migliore e definito della propria vita. Io penso invece che il nostro vissuto sia molto importante perché i ricordi sono una ricchezza che ci ha fatto maturare. Fermarsi significa porre uno steccato o un fil di ferro al futuro, non pensare di andare avanti. È, invece, a parer mio, necessario riflettere sul presente e su quel che verrà. Fermarsi e rimpiangere significa, in fondo, veramente invecchiare.

Dove sta andando l’Italia, secondo lei?
L’Italia? Nel bene e nel male andrà comunque avanti; bene nella vita di ogni giorno – sanità, tecnica, informatica ci aiutano – non bene nella precarietà che anche negli anni Sessanta esisteva, ma che oggi porta incertezza maggiore. La mia opinione politica? Mi dilungherei e forse non è il caso ora di scriverne.

C’è un messaggio che attraverso il suo libro vorrebbe dare alle nuove generazioni e alle giovani donna di oggi?
Non sono legittimata a dare messaggi ad alcuno, tuttavia vorrei sperare che i giovani conoscessero la storia del passato, apprezzassero l’esperienza di chi li ha preceduti e non ritenessero che il mondo sia nato vent’anni fa, con loro e con l’informatica a tutti i livelli. Quanto alle donne, spererei soltanto che non si fermassero: quanto è stato conquistato a fatica negli anni ormai passati dovrebbe essere uno stimolo per continuare a rendersi attive e soprattutto autonome, indipendenti. Non uguaglianza col mondo maschile, ma parità. Spero di sbagliarmi, ma mi sembra che – senza generalizzare – le ragazze oggi si siano fermate, che inconsciamente ritengano ormai raggiunto quanto in realtà le loro madri, con fatica, avevano modificato.