Il futuro ormai è digitale. Se non lo avessimo capito, questa terribile pandemia ce lo ha sbattuto praticamente in faccia. Se se non lavori puntando su una trasformazione digitale della tua azienda e del tuo modus operandi, rischi di fermarti. Ma ci sono lavori, anzi mi correggo mestieri che non si possono digitalizzare. Mi rivolgo a quei mestieri artigiani che si svolgono solo con la capacità manuale che li ha resi unici e intramontabili. Sì, perché certi lavori non possono smettere di esistere. Come sarà il futuro artigiano? Difficile sicuramente, anche perché non è per tutti e non semplice da tramandare senza una passione di fondo.

Parliamo di uno di questi mestieri artigiani, il calzolaio. L’artigiano che realizza e ripara scarpe ed accessori quali borse, cinture ed abbigliamento in pelle.
Sapete da quanto esiste l’arte della calzoleria? Dal Medioevo. E non pensiate che i ciabattini siano solo uomini.
Con il mio blog ho il piacere di parlarvi di una ragazza, Eva Valentina 36 anni, mamma e calzolaia che nonostante le difficoltà del momento che ci vede convivere con Covid 19, ha riaperto la sua bottega e va avanti.

Valentina Leggieri nel suo laboratorio

Eva Valentina Leggieri. di origine pugliese, vive a Cupramontana, nelle Marche, con il marito e i suoi tre bambini di 6,4 e 1 anno. A 18 anni, Valentina lascia l’Istituto d’Arte di Ferrara per andare via di casa in cerca di indipendenza. Dopo aver fatto qualche lavoretto saltuario  – mi confida – capii che senza un diploma non sarei andata molto in alto e data la mia innata manualità, decisi di imparare il lavoro dei miei genitori. Lei è figlia d’arte. Dopo tre anni di apprendistato, a 21 anni comprai l’attività di mia madre a Ferrara. A 25 anni l’incontro con il marito rivoluziona la sua vita. Valentina molla tutto e decide seguire suo marito, geometra in giro per l’ Italia, prima in Abruzzo dove ha seguito la ristrutturazione dell’Aquila, poi in Veneto dove insieme hanno vissuto quattro anni. Lì, Valentina ha continuato il suo lavoro da calzolaia, ma per famosi marchi di scarpe francesi.

Perché avete scelto di fermarvi nelle Marche?
Mio marito è di Cupramontana. Era importante avere la possibilità di aprire un’attività mia e far crescere i bambini in un ambiente più famigliare e libero.

Due botteghe, una a Moie di Maiolati e l’altra a Senigallia, in provincia di Ancona. Come sono le tue botteghe, cpsa raccontano di te?
Le mie attività sono molto semplici, le abbiamo arredate con mobili di recupero poi restaurati da noi, ovviamente il tocco personale non manca mai, infatti, non si possono definire de classici ambienti da calzolaio.

Essere una donna e giovane, ti ha in qualche modo messo in difficoltà, nel tuo settore?
Più per la mia età che per il fatto di essere una donna. Ho sempre dimostrato meno anni di quanti ne avessi e questo all’inizio mi ha un po’ penalizzata. Poi ho puntato a far vedere ai clienti di cosa sono capace, e la fiducia è cresciuta.  Oggi molte donne scelgono me rispetto ad un collega uomo, perché capisco quanto una donna tenga realmente alle proprie scarpe.

Sei una donna, un mamma e una artigiana in carriera. Il tacco 12, meglio indossarlo o aggiustarlo?
Ti confesso che negli ultimi anni, dopo tre bambini venuti molto vicini, il tacco dodici latita, ma ho sempre cercato di mantenere la mia femminilità anche sul lavoro, grembiule permettendo.

Valentina Leggieri

Martellare, cucire, ricostruire. Hai mai pensato di creare una tua collezione di scarpe?
Penso che dopo diciotto anni di attività quello che mi manca sia proprio imparare a fare le scarpe su misura. Certo, a grandi linee so di cosa si tratta: lavorando in Veneto per grossi marchi ho potuto vedere e apprendere con gli occhi tutte le fasi della produzione, ma quello che si può imparare da un artigiano che lo fa da sempre,tra trucchi e attrezzi particolari è un altro paio di maniche, una vera e propria arte che non si può solo intuire.

Secondo te, per un mestiere antico come il calzolaio, c’è ancora futuro?
Credo che questo genere di attività sia il futuro per la nostra società che, per fortuna si sta rendendo conto che il consumismo fa male alle nostre tasche . Ma anche all’intero pianeta. Aggiustare è una buona opportunità di  risparmio, salvaguardia dell’ ambiente con la possibilità di non vivere in un mondo omologato.