E’ incredibile.
Ci incontriamo davanti ad un caffè nel cuore di Ancona. Le ho chiesto un appuntamento per una intervista. Non ci conosciamo, o meglio, non di persona. La conosco di fama, sul web è quasi una celebrità con il suo simpatico e autorevole blog in ambito creativo.
Ci vediamo e subito è come se ci conoscessimo già. Iniziamo a parlare di lei e in poco tempo ci ritroviamo a parlare di mio padre che è artigiano, del suo papà che per lavoro da Genova (dove è nata) ha portato lei e la sua famiglia nelle Marche (vive a Camerano). Una scelta ai tempi coraggiosa ma che si è rivelata professionalmente e personalmente vincente verso la quale ancora oggi Gaia sente di dire grazie.

Gaia tondo

Gaia Segattini, fashion designer e blogger. Attenta, curiosa e profonda conoscitrice di tutto ciò che è handmade, tanto da creare una sua linea di accessori Gaia6Gattini, scherzando sul suo cognome storpiato dai suoi compagni delle elementari. Ironica e simpatica, Gaia è appassionata di tutto quel mondo che gira intorno al nuovo movimento craft americano, ed è anche brava a comunicarlo.
Viaggia sempre con un uncinetto nella borsa. Forse è anche da qui che nasce la sua brillante iniziativa sul web, Vendetta Uncinetta, “ il blog per i negati dell’ handmade che non si arrendono”.

La piacevole chiacchierata con Gaia spazia da quello che lei è stata in passato, “una ragazza che ha lavorato per tanti anni nel mondo della moda, specializzata nei marchi più giovani”, a quello che è diventata oggi. “Sono stata una  – continua ad affermare Gaia – a cui il lavoro manuale è sempre piaciuto molto. Come molte di noi pensavo di non saper fare niente però riuscivo, per esempio, a cambiare la cucitura all’ultimo momento, ero quella che ti trovava un nuovo modo di attaccare una tasca”. I dettagli a Gaia sono sempre piaciuti molto, e le piacciono ancora.

Figlia di un padre milanese e di una mamma molisana, Gaia è genovese di nascita ma ormai marchigiana doc. Quello di lasciare il caos del nord per la quiete del centro Italia è stata una scelta paterna, in tutti i sensi.
Tuttora penso che sia la cosa più bella che mio padre abbia fatto per noi”. La qualità della vita nelle Marche sfiora livelli alti e, come dice Gaia, “te ne accorgi di più quando diventi più grande. Guardo ancora questi posti con occhi da turista perché non ho mai dato per scontato niente,  e sono consapevole che questo territorio ti può dare certe cose e non altre. Quello che non mi da’ me lo vado cercare. “
A Gaia suggerisco una frase che mia nonna Dina dice sempre: oggi come oggi, con questa crisi tremenda, si salva chi ha un mestiere tra le mani. Chi sa creare con le mani. Cosa ne pensi? E’ un’osservazione che ti riguarda?
Io mi rendo conto di avere una figura professionale particolare, non sono né una crafter né un’artigiana.  L’artigiano vero ha una visione di tipo antica del suo lavoro,  realizza l’oggetto collegandosi esclusivamente alla sua manualità. I nuovi artigiani, ovvero i crafter o handmakers – a seconda della tecnica che utilizzano –  hanno una visione più imprenditoriale del proprio lavoro. La parte che dedicano alla manualità è circa il 20%, tutto il resto è legato alla messa in vendita degli oggetti, al personal branding, alla condivisione su internet, a tutta una serie di cose che un artigiano di una volta non si sarebbe mai sognato di fare. Questo ti porta ad essere forse meno approfondito su quello che fai dal punto di vista manuale, però ad essere sicuramente più collegato ad un gusto attuale, meno incastrato nel tecnicismo e con una visione più trasversale del prodotto che realizzi. Non so dire se è un bene o un male, stando a contatto con i giovani trentenni però vedo che ora la situazione è questa.”
Per qualcuno saper fare qualcosa di manuale adesso può rivelarsi davvero prezioso. Tra l’atro fa proprio bene anche allo spirito. Gaia mi racconta della sua esperienza con i ragazzi, del fatto che ha notato soprattutto nelle donne giovani e spesso conviventi, la necessità di utilizzare la loro creatività perché magari sono in un momento della loro vita in cui si ritrovano a casa, senza lavoro. Potrebbe essere un aiuto economico,  un’esperienza portatrice sana di valori e di conoscenze. Poi in futuro qualcuno sceglierà se abbandonare questo hobby o mantenerlo solo come tale, oppure se tramutarlo in professione.

Gaia collanaDurante la nostra chiacchierata vengo attratta dalla collana che Gaia indossa e le chiedo subito che significato ha.
A proposito della condivisione, la collana che ho al collo è frutto di una collaborazione nata con una ragazza qui del posto che lavora bigiotteria. E’ nata dal mio marchio Gaia6gattini che in realtà ultimamente curo poco. Il mio lavoro non è più prettamente artigianale ma mi occupo soprattutto di comunicazione e di scrittura di un certo tipo di eventi e situazioni.”  Gaia infatti è blogger, scrive per magazine famosi come Vanity Fair, Glamour.it, Style.it, organizza workshop e tutorial dedicati al mondo del handmade. La collana è molto particolare –come potete vedere dalla foto – e anche parecchio trendy: tutto ciò che raffigura gatti, volpi, nuvole e iconografie  oggi va di moda!
Come e perché nasce il tuo blog Vendetta Uncinetta?
Nasce dopo una mia esperienza su Style.it in cui curavo la rubrica Artistocraft dedicata ad oggetti di artigianato. Gli editori si sono accorti che parlare di questo mondo stava catturando interesse, le parole più ricercate sul web erano legate a quello che trattavo io, cioè uncinetto, punto croce e via dicendo, per cui mi hanno proposto di curare un blog professionale.  Sono stata molto contenta di questa proposta. Ho voluto chiamare il blog Vendetta Uncinetta perché rispecchiava il gusto ironico e autoironico che ho sempre avuto e che mi ha sempre salvato dall’ansia quotidiana, e poi perché mi piaceva creare una situazione surreale. Non c’è niente di più impensabile di una vendetta fatta con l’uncinetto. L’uncinetto è molto femminile. Era uno strumento del sapersi arrangiare legato alle nonne. In un certo senso anche le donne di oggi, magari non con l’uncinetto ma con tutta una serie di tecniche tradizionali, si stanno in qualche modo mettendo al centro della loro vita.”
Il tuo ultimo libro “Rinnova il tuo guardaroba”(Ed. Gribaudo) parla di questo fenomeno di grande tendenza,  il fai da te,  e suggerisce come creare un capo fashion riciclando quello che abbiamo nell’armadio. Qual è il consiglio numero uno che ti senti di dare?
Per rinnovare il proprio guardaroba consiglio di non buttare via nulla, di recuperare specialmente le cose più semplici perché possono essere accessoriate in maniera diversa. I basici non vanno mai buttati anche se hanno un fit che non va. Prima o poi possono ritornare. Togliere di mezzo, magari dandoli in beneficenza oppure organizzando uno di quei party con le amiche in cui scambiarsi i vestiti, le cose troppo legate a una moda del momento. Rispetto agli anni ‘50, oggi ti puoi mettere tutto, l’importante è che ti stia bene e che rispetti i tuoi colori, il tuo fisico, il tuo carattere. Indossa quello che ti piace, accetta quello che sei, impara a volerti bene. Non è detto che un capo alla moda sia adatto a te, anche se piace a tutti solo perché fa tendenza.
La tua giornata tipo?
Connessa sui social, ho praticamente sempre il cellulare in mano. Il mio social network preferito è Instagram, il più visivo. Ho materiali sparsi per tutta casa. Da anni non riesco più a guardare un film la sera senza fare contemporaneamente qualcosa di manuale. Faccio campioni per i tutorial, qualcosa per il marchio oppure segno idee che mi vengono al momento per approfondire alcune tecniche.”

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